Martedì 18 Settembre 2018

La polemica

La Lega Nord accusa: "Pulizia del Bormida, ordinanza infelice"

La Lega Nord accusa: "Pulizia del Bormida, ordinanza infelice"

In esito della sentenza del Tar che ha dichiarato inammissibile il ricorso elettorale dell’ex sindaco Bertero, l’attività amministrativa penta-stellata ha subito un abbrivio considerevole incassando però la critica della sezione acquese della Lega Nord. Sotto i riflettori dei padani, l’opera di pulizia dell’alveo del fiume Bormida. Lungo il gretto fluviale risultano accatastate dallo scorso novembre grande quantità di tronchi divelti che, nel caso di nuova piena, potrebbero ostruire il regolare deflusso delle acque.

«Leggendo l’Ordinanza del sindaco (emessa dopo un sopralluogo con Ufficio Tecnico e Protezione Civile) è stata invitata una Ditta di Gamalero a “eseguire la pulizia delle parti vegetali anche in elevazione (alberi, arbusti e materiale vario) presenti all’interno dell’alveo” - ha spiegato Walter Cornara - Ora, sorvolando che forse nel sopralluogo sarebbe stato opportuna la presenza di un tecnico dell’Aipo, quello che non si legge è quale sia stato il patto economico che ha comportato questo intervento».

I padani ipotizzano che la società sia stata retribuita con il materiale recuperato dai tagli ma «nei giorni precedenti l’Ordinanza, la massa dei tronchi accatastati lungo la passeggiata del Bormida faceva presumere lavori già iniziati ed un buon raccolto “compensativo” proveniente anche da alberi che pochi giorni prima erano sani e felicemente in piedi». Questa circostanza, a dir della Lega, avrebbe allertato i Comitati ecologisti che, sollevato il polverone, avrebbero costretto il sindaco a ritirare l’ordinanza adattando il tiro alla semplice pulizia dei residui del taglio «comprese le abbondanti cataste di legna già formate che hanno riempito alcuni camion - ha piccato il leghista – Ci piacerebbe conoscere il ruolo della Protezione Civile in tutto questa vicenda e come mai un Consigliere regionale si è scomodato per sovrintendere questo intervento. Alla fine la Ditta di Gamalero è diventata il capo espiatorio contro la quale si è riversata le responsabilità di quanto accaduto in difformità di un’ordinanza che in verità non era limitata a alberi divelti o piegati».

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