Giovedì 20 Settembre 2018

Sfruttamento della prostituzione minorile

Gli incontri anche su un camper, e con più ragazzine

Per Giovanni Amato, in carcere da giovedì, quelle storie erano solo un passatempo. La Polizia sta scandagliando computer e cellulari

Gli incontri anche su un camper, e con più ragazzine

È Giovanni Amato, 60 anni, l'uomo arrestato con la pesante accusa di sfruttamento della prostituzione minorile. Le indagini sono ancora in corso. Gli esperti stanno scandagliando i computer sequestrati durante il blitz e i cellulari che l'uomo teneva nascosti in macchina. Questo per capire se siano stati commessi altri reati e coinvolte altre ragazze.
Si tratta di un'operazione condotta dalla squadra mobile della questura alessandria, sotto la direzione della Procura distrettuale antimafia. L'operazione denominata 'Passatempo', perché così l'uomo definiva il suo operato, e' stata illustrata durante una conferenza stampa tenuta dal capo della 'mobile', Marco Poggi. 
L'uomo, secondo le accuse, ha adescato studentesse alessandrine su internet e con tre di loro ha avuto rapporti sessuali a pagamento. Le prestazioni andavano dai 150 ai 600 euro. Lui, difeso dall'avvocato Giuseppe Lanzavecchia, ha raccontato un'altra verità sostenendo di aver incontrato una sola studentessa con cui sarebbe nato un rapporto confidenziale. Ma ha escluso rapporti con altre. 
Diversa la posizione dell'accusa. Per gli investigatori l'uomo ha adescato prima una minorenne. Il primo contatto su Facebook con lusinghe e complimenti, poi la richiesta di scambio dei numeri di cellulare. A quel punto la conversazione e' continuata in privato. Su un camper poi in alberghi della zona. Dal primo incontro sono seguiti quelli con altre due ragazze. Ma gli accertamenti sono ancora in corso perché il sessantenne,  secondo la Polizia, era in costante ricerca di ragazzine.
L'approccio avveniva con quello che era diventato praticamente un intercalare: 'Io sono uno molto generoso'. E quando una delle ragazze ha cercato di uscire da quel circuito è stata minacciata: <Se parli dico ai tuoi quello che facciamo, e divulgo le foto>.
A maggio un'insegnante, ascoltato lo sfogo di una ragazzina, bussa alla porta della squadra mobile alessandria. E racconta ciò che ha sentito. Un'indagine che si è parzialmente conclusa con l'ordine di custodia cautelare. Ma sembra che i computer stiano continuando 'a parlare'.

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