Giovedì 18 Ottobre 2018

Torino

Polo chimico: l'Appello il 7 febbraio 2018

La Corte d'Assise di Alessandria aveva condannato quattro degli imputati per inquinamento colposo

'Inquinamento colposo': così la Corte d'Assise di Alessandria aveva chiuso il primo grado del processo contro il polo chimico di Spinetta Marengo. Il presidente, Sandra Casacci, legge il dispositivo il 14 dicembre 2015. Condanna Salvatore Francesco Boncoraglio, Luigi Guarracino, Giorgio Carimati e Giorgio Canti alla pena di due anni e sei mesi di reclusione ciascuno. La Corte riqualifica le condotte degli imputati ritenendoli responsabili di inquinamento colposo (e non doloso) delle acque di falda. Assolti per non aver commesso il fatto Carlo Cogliati, Bernard De Laguiche e Pierre Jaques Joris. 'Non doversi procedere' nei confronti di Giulio Tommasi, unico sempre presente in aula. Per il secondo punto del capo di imputazione, l'omessa bonifica, tutti assolti perché il fatto non sussiste. Il 7 febbraio 2018 si apre il processo in Corte d'Appello. Il dibattimento si aprirà nella sala delle pubbliche udienze della 1° Corte d'Assise d'Appello , aula numero 6. E' stato fissato anche un calendario di udienze, per l'eventuale prosecuzione: 14-16-21-23-28 febbraio, e 7-9-14-21-23 marzo. La sentenza di primo grado aveva condannato Boncoraglio, Guarracino, Carimati e Canti, in solido tra loro, gli ultimi tre anche col responsabile civile Solvay, a risarcire i danni al Ministero dell'Ambiente, e alle parti civili. Cinquantamila euro al Comune di Alessandria; 25 mila euro a Legambiente; 25 mila euro al Wwf; 25 mila euro alla Cgil di Alessandria; 25 mila euro a Medicina Democratica; 10 mila euro all'Associazione I due Fiumi Erica-Pro Natura - Alessandria. La Corte alessandrina aveva disposto il risarcimento nella misura di 10 mila euro ciascuno a diverse parti civili, escludendone altre. Era poi stato disposto il risanamento ambientale. Poco dopo la sentenza era arrivata la nota stampa del gruppo Solvay: <La Corte d'Assise di Alessandria ha riconosciuto, accogliendo la tesi difensiva Solvay, la totale insussistenza del reato di avvelenamento doloso delle acque, e del reato di omessa bonifica, originariamente contestati. Per quanto riguarda la condanna di alcuni suoi dipendenti per il reato di disastro ambientale è stato escluso il dolo e ritenuta solo l'ipotesi di colpa. Ciò nondimeno Solvay ritiene ingiustificata la condanna colposa, e ribadisce al fiducia  nell'operato dei propri manager che assisterà in Appello per vedere riconosciuta la loro completa estraneità da ogni forma di addebito e la correttezza gestione del sito>. Si torna in aula, dunque, il 7 febbraio.

 

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