Venerdì 22 Febbraio 2019

Pernigotti

Drammatico appello di un operaio: "Politici, aiutateci!"

Imbacuccato in una giacca a vento rossa, con cappello di lana e megafono, da circa un’ora Yonny Chaves è sopra una pila di bancali in legno del tipo solitamente usato per il trasporto delle merci e sta leggendo un messaggio attraverso il quale, tra l’altro, fa sapere che "sono quasi tre mesi che scioperiamo con dignità per difendere il nostro posto di lavoro serio e non un lavoro spezzatino. Eppure i proprietari, essendo loro ‘esseri’ corretti, ci vogliono chiudere la bocca e querelarci”.

Chiaro il riferimento alla notizia trapelata stamane, inerente una 'denuncia' sporta nei confronti di un giovane operaio, che durante la manifestazione ancora in corso è stata ‘derubricata’ a lettera di richiamo. L’interessato non è presente, protetto dalla solidarietà dei colleghi.

Prosegue Chaves: “Se volete, cari signori fratelli turchi, sciopereremo con poca favilla. Siamo lavoratori che vogliono ritrovare la propria dignità e spazio nelle società oltre a dare un esempio ai giovani. Forse la signora proprietà non ha ancora capito che siamo in un paese democratico e libero dove l’articolo 1 della Costituzione recita che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Chiedo alle forze sindacali e alle istituzioni politiche di ricordarsi delle bandiere italiane firmate dai lavoratori della Pernigotti e ora nelle vostre sedi. Signor vice premier Di Maio - conclude - ci aiuti, faccia sì che il decreto 'salva marchi storici' possa comprendere anche noi. Per favore, fate questa benedetta legge entro il 5 febbraio”.

Toccante anche la parte finale del messaggio, in cui Yonny ricorda il figlio Andrea, lo studente che conosceva a memoria la Divina Commedia, morto a 21 anni mentre scalava in solitaria il monte Bianco: “Un giorno un giovane poeta, amante della vita, disse dalle sue amate montagne che bisogna credere, sognare e sperare per un mondo libero e migliore”.

Lo stesso messaggio, nei giorni scorsi, è andato a registrarlo sulla cima di una montagna - dove ha appeso la bandiera tricolore alla croce che ricorda il ragazzo -  e lo ha diffuso sui social, “affinché  tutto il mondo possa sapere cosa succede a Novi”. 

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