Venerdì 22 Febbraio 2019

Scuola di Polizia

Il giuramento: grande assunzione di responsabilità

Il capo della Polizia, Franco Gabrielli, parla ai "giovani colleghi" del 202° corso di formazione

E' stato il capo della Polizia, Franco Gabrielli, a parlare ai “giovani colleghi” che, a conclusione del 202° corso di formazione presso la Scuola di Polizia alessandrina, questa mattina (martedì), hanno giurato fedeltà alla Repubblica. Ha parlato di assunzione di responsabilità, di lealtà, rispetto, di ritrovare umanità nei confronti degli altri. Un discorso diretto al cuore di tutti.

<Giovani colleghi. In una cornice di solennità alla presenza della nostra Bandiera, rappresentazione più classica della nostra storia, della nostra tradizione, dei sacrifici di tanta gente che ci ha preceduto, che ha onorato la divisa che voi portate, oggi voi non solo giurate, rinnovate il giuramento di ogni cittadino di questo paese alla Repubblica , alle sue leggi, alla sua carta costituzionale. Quello che voi oggi, in maniera solenne, tributate e’ un’assunzione di responsabilità. Chi veste una divisa al servizio del Paese, chi veste la divisa della Polizia di Stato non lo fa per essere servito, non lo fa per conseguire dei vantaggi o degli onori, lo fa per servire il paese.Per servire i nostri concittadini. Le nostre istituzioni.
Credetemi, è una grande assunzione di responsabilità. E questo monito, questo imperativo, deve accompagnare ogni vostra azione. Chi serve il Paese in divisa, sa di essere lui stesso, prima degli altri, sottoposto alle leggi. In una Amministrazione, come avete imparato, ha nel suo motto questo richiamo: Sub Leges Libertas. E' anche una condizione di libertà, se ci pensate bene. Noi non serviamo i governi del momento. Noi serviamo lo Stato, attraverso il rispetto delle leggi. E questo ci rende liberi. Ci mette nella condizione di fare soltanto gli interessi dei nostri concittadini. Di fare gli interessi di coloro i quali guardano noi con rispetto ma che pretendono da noi considerazione, attenzione, protezione, sicurezza. Se ci pensate bene è una grande assunzione di responsabilità, perché voi non sarete cittadini come tutti gli altri.

Voi sarete cittadini che, in nome di quell'articolo 54 della costituzione che ci richiama ad adempiere alle nostre funzioni con onore e disciplina, dovranno attendere alla legge prima degli altri e meglio degli altri. Non si entra in una organizzazione come la nostra per poter in qualche modo attendere il servizio degli altri. No. Si entra per servire gli altri. Oggi avete giurato fedeltà, lo avete giurato in maniera solenne, ma questo giuramento non può rappresentare un momento isolato e imperituro. Questo momento deve accompagnare ogni azione, ogni vostro comportamento. Perché se è vero, come è vero, che anche il recente rapporto Eurispes, il 31° rapporto Eurispes, ha consegnato la Polizia di Stato non solo come prima forza di Polizia, come scritto dalla legge 121 del 1981, ma anche come prima forza di Polizia nella credibilità e nella considerazione della nostra gente, è un patrimonio di credibilità che non è immutabile nel tempo, che non è dato per sempre. E' un patrimonio di credibilità che ogni giorno, ogni donna e ogni uomo costruisce con una propria azione e col proprio comportamento. Col proprio rispetto degli altri, con il rispetto delle leggi, con l'attenzione verso coloro i quali guardano a noi, richiedendo attenzione, considerazione, protezione. Ogni volta che noi non attenderemo, nei confronti dei nostri concittadini, nei confronti della gente che guarda a noi con grande aspettativa, con quella attenzione, con quella considerazione, noi in qualche modo avremo tradito il giuramento che oggi solennemente abbiamo fatto. Avete avuto la sensibilità di intitolare il vostro corso a un giovane collega , poco poco più anziano di voi, che quella maledetta sera non pensò un momento ai suoi affetti, alle sue cose, ma sacrificò la sua vita perché in quel momento la sua funzione, il suo essere poliziotto, veniva prima di ogni altra cosa. Francesco Pischedda non deve essere semplicemente un nome che intitola il vostro corso. Deve essere un continuo memento, perché sono questi caduti, è a queste donne e a questi uomini che hanno fatto grande la nostra Amministrazione che dobbiamo sempre guardare. Non saranno solo giorni, anni, momenti di soddisfazione>.

Il capo della Polizia fa riferimento alle amarezze, alle sconfitte, alle delusioni.

<Sarà soprattutto in quei momenti negativi, che vi porrete la domanda se sia stata giusta la scelta di entrare in Polizia. Io la risposta ce l'ho: Sì. E voi direte al pari mio Sì, ricordando chi prima di noi, e meglio di noi, non solo ci ha indicato la strada ma il modo di percorrerla. E sono i nostri caduti. Le persone che hanno dedicato la loro vita alla nostra Amministrazione e al nostro Paese. Non dimenticateli mai. Perché come dicevo, chi oltraggia la propria divisa non oltraggia se stesso, ma oltraggia la storia, le istituzioni, e soprattutto il sacrificio dei nostri caduti. Non dimenticatelo mai. Siate sempre voi stessi. Siate sempre rispettosi dei vostri superiori. Ma il rispetto è anche la capacità di essere sempre collaboratori leali, e il collaboratore leale non è colui il quale dice sempre sì. E colui il quale contribuisce con intelligenza al perseguimento dell'obiettivo che la nostra Patria ci chiama ad attendere. Poi, come ogni amministrazione gerarchicamente ordinata, gli ordini vanno eseguiti. Ma senza aver mai rinunciato, nei modi e nei tempi giusti e corretti, a far parte di quello che può essere il processo decisionale. Siate sempre leali. Siate sempre rispettosi. Abbiate sempre un atteggiamento di grande umanità, non rinunciate mai alla vostra umanità. In primis nei confronti delle vittime, che devono essere sempre protette, sempre oggetto della nostra attenzione, della nostra premura. Alla vostra umanità non dovete rinunciare nemmeno laddove avete a che fare con chi delinque. Perché il rispetto della persona umana viene prima di ogni altra cosa. Abbiamo contezza anche della vostra fragilità. In questo primo scorcio di questo 2019 abbiamo dovuto salutare due colleghi della Stradale che hanno perso la vita in servizio. Abbiamo anche salutato due colleghi che si sono suicidati. Perché anche questo debba essere nostro patrimonio: un'Amministrazione forte, radicata, è un'Amministrazione che ha la capacità anche di fare i conti con la propria fragilità. Perché questo è un lavoro difficile, complicato. Alle fragilità che appartengono ad ognuno di noi si accompagnano le fragilità che questo lavoro molto spesso ci presenta. Le fragilità del singolo possono essere in qualche modo sublimate dalla capacità di sentirsi parte di qualcosa di più grande, parte di una famiglia. Vedete, la cosa che mi amareggia di più non è che qualche collega decida a un certo punto di farla finita. Mi interrogo sul fatto che tutto questo, molto spesso, avvenga nella nostra indifferenza. Dobbiamo recuperare un senso di appartenenza, che non è soltanto il rispetto delle insegne che portiamo, ma che è anche, e soprattutto, il sentimento di essere parte di una grande squadra, di una grande famiglia, di uomini e donne che hanno sì giurato fedeltà alla Repubblica, alle sue leggi, di servire il Paese, ma di essere anche parte di un'organizzazione che ha anche la capacità di guardarsi all'interno. Che ha anche la capacità di sorreggere chi, al nostro interno, vive condizioni di bisogno e di sofferenza.

Se riusciremo a fare questo, se ritrovando la nostra umanità nei confronti degli altri, e anche, e soprattutto, nei confronti di noi stessi, avremo costruito un percorso positivo per il nostro futuro. Avremo riaffermato i valori in cui crediamo. Avremo onorato chi ha donato la vita per le nostre comunità, per la nostra Amministrazione, per il nostro Paese>.

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