Mercoledì 05 Agosto 2020

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Spinetta Marengo

Chimica, parla il ministro Sergio Costa: «Pfas, andremo verso vincoli più stringenti»

Il titolare del dicastero dell'Ambiente spiega la posizione dell'Italia

Parla il ministro Sergio Costa: "Pfas, andremo verso vincoli più stringenti"

Lo scarico di Solvay nel fiume Bormida

SPINETTA MARENGO - L’annosa querelle tra Pfas e mancanza di limiti nazionali sta per concludersi. E si va verso percentuali ancora più restrittive rispetto all’Europa. Ad annunciarlo al nostro giornale è il ministro Sergio Costa. (nella foto).


La schermaglia verbale sui limiti da imporre alle aziende chimiche in merito ai Pfas ha acceso il dibattito alessandrino di questi ultimi mesi. Perché, di fatto, non c’è una cabina di regia che imponga quanto di una certa sostanza possa finire ad esempio in acqua. La mancanza di una normativa ben precisa ha lasciato uno spazio d’azione incompatibile con l’ambiente e prestato il fianco a quelle amministrazioni che non hanno preso iniziative proprie aspettando che lo facesse qualcun altro.
Nuvoloni grigi si sono affacciati all’orizzonte alessandrino con la Conferenza dei Servizi che dovrà dare una risposta alla richiesta di Solvay di ampliare la produzione di cC6O4. Caso al momento in stand by, visto che l’azienda ha chiesto una sospensiva per aggiornare i propri progetti alle richieste degli Enti. Uno dei punti nodali sono proprio i limiti da non sforare riferiti, nello specifico, a questa sostanza: evidentemente, quelli proposti dall’azienda non combaciano con quelli dei tecnici.

In questo cielo tumultuoso, la schiarita sui limiti riferiti ai Pfas (parliamo di limite allo scarico nelle acque - nello specifico sarà quello nel fiume Bormida, ndr) arriva dal ministero dell’Ambiente che abbiamo interpellato per fare chiarezza. Le parole del ministro Sergio Costa (M5S) sono autorevolmente chiare.

L'INTERVENTO DEL MINISTRO

«Sul tema delle sostanze perfluoro-alchiliche, i cosiddetti Pfas (tra questi è contemplato il cC6O4, ndr) - spiega il ministro Sergio Costa a Il Piccolo - mi sono molto battuto anche in sede europea qualche mese fa riuscendo ad ottenere importanti risultati.
L’Italia, infatti, è stata in prima fila nel chiedere la massima ambizione sui Pfas e poter vedere oggi nella nuova direttiva acque della UE il valore limite di queste sostanze fissato a 0,1 microgrammi al litro come massimo per tutta l'Europa è il miglior riconoscimento del lavoro fatto dal nostro Paese in quella sede, ottenuto con una negoziazione difficile ma che non è mai arretrata di un passo. E il successo dell’azione in Europa ci ha aperto anche la strada per poter legiferare anche nel nostro Paese con più facilità. L’aver riconosciuto i Pfas come un problema delle acque europee, infatti, ci ha permesso di arrivare a vincoli ancora più stringenti. Come ministero dell’Ambiente, attraverso gruppo di lavoro al quale hanno partecipato anche Ispra e ministero della Salute, abbiamo stabilito di abbassare a livello nazionale i limiti fino allo zero laboratoriale i livelli di Pfas, dando ovviamente alle Regioni la competenza per il monitoraggio».

«Questa posizione - prosegue Costa - è diventata un articolo che sarà inserito nel prossimo Collegato ambientale, in modo che la norma diventi operativa nel più breve tempo possibile.
L’intervento normativo, inoltre, rispecchia i recenti obblighi derivanti da accordi internazionali, come il Reach, che prevedono il divieto di utilizzo e di presenza nei prodotti di alcune sostanze appartenenti alla categoria delle sostanze poli e perfluoroalchiliche sulla base delle loro caratteristiche di persistenza, bioaccumulabilità e tossicità.
Questo, in prospettiva, consentirà anche alle Regioni che non hanno stabilito limiti ai livelli di Pfas di applicare i criteri della norma nazionale e agire di conseguenza».

Più semplicemente, le norme di cui parla il ministro metteranno ordine sulla questione. L’Italia, in sostanza, avrà regole più restrittive anche rispetto all’Unione europea.

CHE COSA SIGNIFICA LO ZERO LABORATORIALE?

A livello nazionale, dunque, si abbasseranno i limiti dei Pfas fino allo «zero laboratoriale». Lo ha spiegato il ministro Sergio Costa al nostro giornale. Ma cosa significa?
Lo zero di laboratorio è uguale al limite posto alla minima concentrazione di Pfas tecnicamente rilevabile. Abbassare i limiti fino allo zero di laboratorio significa limitarli al di sotto del più basso valore misurabile con una tecnica di laboratorio. Ovvero ogni metodo ha un valore indicato inferiore a limiti di rilevabilità analitica strumentale. Se in futuro gli strumenti arriveranno a vedere molecole ancora più piccole, il limite di rilevabilità sarà più basso.
Non si parla dunque di un numero fisso ma cambierà e si ridurrà alla maggior evoluzione tecnologica degli strumenti.

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