Economia
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Credito d’imposta ridotto dal 65% al 35%: Confartigianato denuncia incertezza e perdita di fiducia
31 Marzo 2026
ore
20:12
TORINO - Cresce la preoccupazione tra le imprese artigiane piemontesi dopo l’approvazione del nuovo decreto fiscale. Il provvedimento interviene sul credito d’imposta del Piano Transizione 5.0 , riducendo il bonus sugli investimenti in innovazione dal 65% al 35%. Una decisione che ha sollevato forti critiche da parte di Confartigianato Imprese Piemonte. Che evidenzia come il taglio incida direttamente sulla capacità di programmazione delle aziende. Il decreto prevede inoltre una riduzione delle risorse complessive , passate da 1,3 miliardi a 537 milioni. E limita anche gli investimenti ammissibili, escludendo alcune tipologie legate all’efficientamento energetico. Il nodo della retroattività Secondo le imprese, uno degli aspetti più critici è la modifica retroattiva delle norme , che colpisce anche investimenti già effettuati nei mesi scorsi. «Un decreto che penalizza enormemente le imprese – commenta Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Piemonte – che avevano fatto investimenti confidando negli incentivi previsti». La continua revisione delle regole tra i piani 4.0 e 5.0 viene indicata come un elemento di forte instabilità, capace di minare la fiducia nel sistema. Il provvedimento arriva in un contesto già difficile, segnato da aumento dei costi energetici e delle materie prime , oltre che da tensioni geopolitiche. «Fare impresa significa programmare – sottolinea Felici – e non è accettabile cambiare le regole in corsa, riducendo drasticamente le risorse disponibili». Per le aziende, il budget previsto per il 2026 coprirebbe solo una parte delle richieste, lasciando scoperta una quota significativa degli investimenti. La richiesta di stabilità normativa Confartigianato lancia quindi un appello al Governo affinché venga garantita coerenza nelle politiche economiche e fiscali . «Le imprese hanno perso la pazienza e la fiducia – conclude Felici – servono buonsenso e rispetto degli impegni presi». Il tema centrale resta quello della stabilità: senza regole chiare e durature, il rischio è quello di frenare gli investimenti e compromettere la competitività del sistema produttivo.