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L'iniziativa
Quasi 600 chilometri dall’Isola d’Elba a Milano per sensibilizzare i giovani. In Comune l’incontro con la Fondazione e l’atleta Andrea Pieri
7 Novembre 2026
ore
17:11
ALESSANDRIA – Quasi 600 chilometri in 15 tappe , dall’Isola d’Elba a Milano, per dire no alla violenza giovanile e trasformare una storia drammatica in un messaggio di speranza. La maratona ‘Uniti per Paolo’ ha fatto tappa giovedì ad Alessandria, dove si è svolto un incontro istituzionale nella Sala Consiliare del Comune. L’iniziativa, promossa dalla Fondazione Uniti per Paolo Ets , presieduta da Rossella Lamarra , vede protagonista Andrea Pieri . Impegnato in un percorso attraverso Toscana, Liguria, Piemonte e Lombardia. L’arrivo è previsto domenica 8 novembre in piazza XXIV Maggio a Milano . La storia di Paolo Sarullo La maratona nasce dalla vicenda di Paolo Sarullo , vittima a 24 anni di una brutale aggressione durante un tentativo di sottrargli il monopattino. Dopo aver lottato a lungo tra la vita e la morte, Paolo affronta oggi un difficile percorso di riabilitazione, segnato da gravissime conseguenze neurologiche e motorie . La Fondazione intende trasformare questa esperienza in un’occasione di sensibilizzazione, soprattutto per le nuove generazioni, coinvolgendo scuole, istituzioni, associazioni e cittadini. L’incontro in Comune Ad Alessandria, i rappresentanti della Fondazione, Andrea Pieri e lo staff della maratona sono stati accolti durante un’audizione congiunta delle Commissioni consiliari Politiche Sociali e Sanitarie e Cultura e Istruzione . Al centro del confronto, il ruolo della prevenzione e la necessità di costruire una collaborazione stabile tra famiglie, scuole e istituzioni. «Il tema della violenza giovanile richiede un’analisi approfondita delle dinamiche relazionali e dei linguaggi con cui i nostri ragazzi si confrontano oggi», sottolinea Vittoria Oneto , assessore alle Politiche Giovanili. Oneto richiama anche le responsabilità degli adulti. «Quando la politica, il dibattito pubblico e i linguaggi quotidiani usano toni aggressivi e conflittuali, si finisce per legittimare modelli sbagliati». Da qui l’invito a costruire un «patto generazionale» , fondato sull’ascolto, sull’inclusione e sul rispetto reciproco. «Abbiamo il dovere di assumerci la nostra parte di responsabilità, istituzioni e adulti in primis», conclude l’assessora, ribadendo che la prevenzione passa anche attraverso i comportamenti quotidiani.