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Inchiesta cave: terre al cromo sepolte a Tortona
Nuovi dettagli dall'inchiesta cave della direzione antimafia di Torino, condotta dai carabinieri dei Noe e dal corpo forestale dello Stato di Alessandria: terre al cromo sepolte nelle cave senza bonifica, analisi false o mai eseguite... Emergono anche i nomi delle ditte coinvolte
Nuovi dettagli dall'inchiesta cave della direzione antimafia di Torino, condotta dai carabinieri dei Noe e dal corpo forestale dello Stato di Alessandria: terre al cromo sepolte nelle cave senza bonifica, analisi false o mai eseguite... Emergono anche i nomi delle ditte coinvolte
TORTONA – A poco a poco emergono nomi e dettagli nell’inchiesta dei carabinieri del Noe e del nucleo investigativo del corpo forestale dello Stato di Alessandria, coordinati dalla direzione distrettuale antimafia della Procura di Torino. Sono una trentina i soggetti che vivono o svolgono attività in provincia finiti nel mirino delle forze dell’ordine, altrettanti quelli del genovese.Oltre ai tre finiti ai domiciliari, Francesco e Daniele Ruperto e Sandro Gandini, pare attualmente non rintracciabile e quindi non ancora raggiunto dalla notifica della misura cautelare, nelle carte degli inquirenti compaiono i nomi di Valerio Bonanno, amministratore unico della Società Servizi Ambientali Piemontesi (Sap) la cui attività, in strada Rana a Spinetta è in parte sotto sequestro; alcuni responsabili di CoopSette, come Marco Carazza e Raimondo Montanari; il responsabile del laboratorio analisi di Biogest, società di Novi, ruolo precedentemente occupato dal Carlo Gobbo, deceduto nel 2012, che della Biogest era anche direttore e amministratore; i vertici della Lavagetti & C, azienda di trasporti di Novi; Patrizia Guarnieri, legale rappresentante della Edildertona; Gino Mamone, indagato nel genovese sempre per gestione di rifiuti; Massimo e Giampiero Sacchi di Tortona, soci e Eco.Scrap di Genova; Alberto e Giogio Franzosi, della Franzosi Ambiente, società gestore dalla Cava Viscarda, sequestrata.
Le posizioni di ciascuno sono oggetto di indagini e le responsabilità ancora tutte da accertare. Ma il quadro che ne emerge è quello di una rete di relazioni che ruotavano attorno alle figure dei Ruperto e Gandini.
A Ruperto si rivolse Bonanni perchè sicuro che avrebbe reperito circa 500 camion di terra da destinare alla discarica Aral, consorzio smaltimento rifiuti dell’alessandrino, di Bassignana. Bonanno, si legge nel dossier, chiede direttamente a Ruperto Francesco “quale prezzo possa fissare per il trasporto da presentare ad ARAL s.p.a., in una sorta di richiesta di “consulenza” in vista dell’accordo economico raggiunto dai due”. Sempre Ruperto ottiene da CoopSette l’incarico di smaltire le terre derivanti dal cantiere in costruzione del centro benessere Ballavita, terreno che sarà smaltito con un anno di ritardi rispetto alla chiusura del cantiere nelle cave di Tortona, pur contenendo quantitativi di cromo fino a dieci volte superiore ai limiti previsti in tabella. Ruolo cruciale sembra avere anche il laboratorio Biogest che si prestava a «falsificare» dati e analisi. L’inchiesta prosegue su più fronti, sviluppandosi in una sorta di “verminaio” di cui è difficile prevedere il fondo.