Passo dopo Passo in Nepal: missione compiuta
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Redazione - redazione@alessandrianews.it  
11 Luglio 2015
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Passo dopo Passo in Nepal: missione compiuta

Giorgio Pieri e Salvatore Belluardo, "Giorgio e Tore", aggiungono una nuova pagina al diario di viaggio di Passo dopo Passo in Nepal. "La promessa fatta ai bambini di Nuwakot è stata mantenuta: abbiamo aiutato a ricostruire la scuola"

Giorgio Pieri e Salvatore Belluardo, "Giorgio e Tore", aggiungono una nuova pagina al diario di viaggio di Passo dopo Passo in Nepal. "La promessa fatta ai bambini di Nuwakot è stata mantenuta: abbiamo aiutato a ricostruire la scuola"

ALESSANDRIA – Giorgio Pieri lo aveva annunciato durante la serata organizzata all’Associazione Cultura e Sviluppo, al termine della proiezione dei filmati e delle testimonianze sull’Africa. “Andremo in Nepal – aveva detto, emozionato – per portare aiuto alle popolazioni colpite dal sisma. Partiremo il 29 giugno, alla volta di Kathmandu, la capitale, e poi cercheremo di portare aiuti con le forze ed il sostegno delle persone che lì conosciamo“.

Una decina di giorni dopo, un “missione compiuta”, che riempie di soddisfazione. “La promessa fatta ai bambini di Nuwakot è stata mantenuta – leggiamo sul blog che contiene il diario di viaggio dell’avventura -: quella di aiutare a ricostruire la scuola, che è un’importante possibilità per loro di imparare e costruirsi un futuro, nonostante le difficoltà e l’enorme distruzione portata dal terremoto”. Un’esperienza, quella di Giorgio Pieri e di Salvatore Belluardo, toccante e coinvolgente. “Una giornata come oggi ti rimane dentro – scrivono –  ci vuole del tempo prima di metabolizzarla, di snocciolarla nei particolari. Viene da chiedersi cosa è successo ma trovo più corretto dire che “oggi è successo” e basta. Dopo 8 giorni dalla nostra prima visita alla scuola siamo riusciti a portare a termine quello che ci siamo prefissati, abbiamo consegnato il nostro/vostro carico di solidarietà. Non mi sembra più il caso di parlare dei vestiti, del materiale e delle attrezzature che erano in elenco, l’importante è che tutto è salito alla scuola. Nei giorni scorsi a Kathmandu, dedicati ai preparativi, il nostro pensiero era quello di rispettare la promessa che avevamo fatto a quei bambini, di ritornare da loro, al tempo stesso dovevamo fare del nostro meglio, ma questa lo sapete già e cosi è stato. Per rendere piacevole la nostra aspettativa cercavamo di immaginare come sarebbe stata la fase culminante del nostro lavoro con l’arrivo del camion al villaggio, il trasporto del materiale su per il sentiero, l’accoglienza alla scuola, la distribuzione ai bambini poi è stato il massimo”.


“Capisco solo ora – leggiamo ancora – che non sarebbe bastata tutta la fantasia per avvicinarsi alle emozioni che abbiamo provato oggi, vedere le cose più semplici di questo mondo vissute con una felicità che ti spiazza. Tanta riconoscenza per aver portato un segnale e aver dato un po’ di dignità ai bambini. Non nascondo che è stata una giornata impegnativa e al tempo stesso siamo stati fortunati, è andato tutto bene, le nostre raccomandazioni sono state seguite, Il camion ha retto e i monsoni sono stati clementi.
Il giorno prima tutti i mezzi sono rimasto bloccati dal fango. L’altro giorno con Tore si scherzava dicendo “ci manca solo di dormire con le capre”, bene… questa sera proveremo anche questo. Per non avere peso nello zaino siamo saliti senza tende e allora non possiamo pretendere trattamenti di favore perché non ce ne sono. Una famiglia ci ha ospitato in una delle loro strutture di fortuna, legno e lamiera, a dire il vero mi va anche bene visto il botto che ha dato la terra poco fa. Domani dopo aver fatto qualche visita di cortesia ci incamminiamo per il ritorno verso Kathmandu. Lo so, non ci vorrà molto a strapparci un arrivederci a presto… “namaste”. 

Il cammino di Giorgio e Salvatore, riportato nel diario, prosegue. “Oggi al villaggio è tutto tranquillo, alla scuola non c’è nessuno perché già ieri è stato un giorno di prolungamento eccezionale prima di una chiusura di un mese, a causa dei monsoni. – dicono –  Abbiamo percorso molta strada tra un terrazzamento e l’altro camminando sui muriccioli fatti di fango completando di visitare le famiglie che non avevamo ancora conosciuto. La voce si è sparsa e i sorrisi non si misurano, se avessimo bevuto tutto il the che ci hanno offerto saremmo drogati. Siamo stati invitati a pranzo dal maestro e sua moglie che è una sorta di educatrice governativa, si vede che sono riconoscenti e ci spingevano a sbilanciarci su futuri programmi. La tattica da adottare è questa: bisogna fargli capire che noi abbiamo aiutato loro, ma loro devono aiutare noi, completando tutti i lavori e seguendo le nostre direttive. Aspettiamo le foto con la pompa dell’acqua funzionante, i bagni puliti e tutti bambini con la divisa finita, solo a questa condizione andremo avanti. Siamo fiduciosi. Al rientro a Kathmandu il Dr. Rishi ci ha accolto con un caloroso abbraccio e mille ringraziamenti, chissà perché ha ordinato di attivare l’acqua calda, ci voleva”.

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