Rifiuti, Amag e Amag Ambiente: “Ad Alessandria la gara a doppio oggetto è una scelta obbligata”
Risposta alle polemiche sulla raccolta firme: "No a strumentalizzazioni, servono investimenti urgenti e una partnership pubblico-privata per migliorare il servizio, ridurre le penali e tutelare l’occupazione"
ALESSANDRIA – La gara a doppio oggetto per il servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti ad Alessandria non è una scelta ideologica, ma una necessità concreta. È quanto ribadiscono Amag Spa e Amag Ambiente, intervenendo nel dibattito politico e sindacale acceso in queste ore. Specie dopo la diffusione di una raccolta firme tra i dipendenti contro l’ipotesi di apertura al capitale privato.
In una nota, i due presidenti Stefano Franciolini e Paolo Borbon chiariscono innanzitutto che “non risulta un’adesione unanime dei lavoratori all’iniziativa. Né che tutte le sigle sindacali ne fossero a conoscenza. Al contrario, lo scorso 5 novembre, Amag Ambiente ha sottoscritto un protocollo d’intesa sulla clausola sociale insieme al Comune di Alessandria e al Consorzio di Bacino Alessandrino. Alla presenza delle principali organizzazioni sindacali. Un accordo definito di grande valore per la sicurezza e la continuità occupazionale e pienamente rispondente alle richieste dei sindacati”.
Sul piano operativo, invece, si conferma che “la gara è in dirittura d’arrivo. Dopo mesi di lavoro tecnico e istituzionale con il Comune e il Consorzio di Bacino, il bando – definito particolarmente complesso – non verrà rimesso in discussione. E già entro gennaio sarà comunicato il cronoprogramma ufficiale“.
Il nodo della differenziata
Al centro della scelta resta il nodo strutturale della raccolta differenziata. “Alessandria, pur avendo recuperato circa 5 punti percentuali negli ultimi tre anni, sconta ancora un ritardo significativo rispetto agli obiettivi regionali. Un ritardo che comporta penali economiche e che pesa sull’intero Consorzio, nonostante le buone performance di molti Comuni soci. Per colmare questo gap, come deliberato dal Consiglio comunale, il sistema deve evolvere verso un porta a porta diffuso. Un modello già adottato nei principali capoluoghi piemontesi. Il caso di Novara, con percentuali di raccolta differenziata oltre il 70%, viene indicato come riferimento. La stessa Regione Piemonte – ricordano i presidenti delle due società – ha spinto sul porta a porta nel proprio piano di investimenti 2024-2025″.
In questa direzione si colloca anche l’avvio, dallo scorso luglio, della raccolta porta a porta nelle zone industriali, pensata per contrastare il fenomeno del “turismo dei rifiuti”. I primi risultati sono positivi, ma non sufficienti a raggiungere l’obiettivo minimo del 65% di differenziata.
Gli investimenti
Il punto centrale resta quello degli investimenti. “Per ridisegnare il sistema di raccolta servono risorse stimate in circa 10 milioni di euro. Somme che l’azionista pubblico non è oggi in grado di sostenere da solo. Da qui la necessità – definita «obbligata» – di aprire il capitale sociale a un partner privato, mantenendo però una governance pubblico-privata”.
Un passaggio ritenuto decisivo anche sul fronte dei costi per i cittadini. “Il peso maggiore della Tari deriva infatti dallo smaltimento in discarica. Senza un aumento significativo della differenziata, le tariffe non potranno diminuire. Anche alla luce degli obiettivi del Piano Regionale dei Rifiuti, che punta a un conferimento in discarica sotto il 3% entro il 2035. Economia, ambiente, occupazione e norme – conclude la nota – indicano una sola strada possibile. Una partnership pubblico-privata capace di garantire investimenti, migliorare il servizio, ridurre le penali e salvaguardare il lavoro. È l’unico modo per offrire ad Alessandria un sistema di gestione dei rifiuti più dignitoso, efficiente e sostenibile”.