Alla scoperta della Val Sarmassa: due anelli tra boschi, vigneti e fossili
Anna Maria Bruno guida gli escursionisti in un itinerario che racchiude sia un luogo che una storia. Ecco curiosità e consigli per un’esperienza unica
VAL SARMASSA – Come ogni venerdì, Anna Maria Bruno ci guida alla scoperta di sentieri, borghi e paesaggi unici con la rubrica Cammina Piemonte. Un appuntamento settimanale dedicato a chi ama camminare e vuole esplorare il territorio con uno sguardo attento alla natura, alla storia e alle tradizioni locali.
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L’esperienza di oggi è dedicata alla scoperta della Val Sarmassa.
Per godere della luce limpida delle mattine invernali, proponiamo una camminata nella Riserva Naturale della Val Sarmassa, oggi parte del Parco Paleontologico Astigiano, su un percorso ad anello doppio di circa 13 km.
La partenza è dal parcheggio “La Rù”, lungo la provinciale 40 tra Vinchio e Cortiglione, sul crinale che separa la Val Tiglione dalla Val Marzano. Da qui si entra nella Riserva, costeggiando un casòt e raggiungendo l’imponente quercia “La Rù”, citata dallo scrittore Davide Lajolo nel romanzo Veder l’erba dalla parte delle radici. Secondo una leggenda, l’Ariosto vi adagiò Clelia, sua amata, per salvarla dalla peste.
Dalla quercia si prende la sterrata a sinistra, incassata tra i castagni, che attraversa una vigna e, seguendo tornanti in discesa, porta a valle. Al piano si piega a sinistra verso un’area attrezzata e si prosegue su un sentiero che risale nel sottobosco. Usciti dal bosco, si incontrano nuovamente i vigneti e una sterrata: svoltando a destra si arriva al Bric Tre Vescovi, con bacheche informative e un casòt in mezzo a un ampio pianoro.
La strada panoramica prosegue in cresta: sulla sinistra si vede Cortiglione, mentre a destra si estendono le vigne della Cantina Vinchio-Vaglio. Dopo aver ignorato un primo bivio a destra, si incontra un altro casòt tra i noccioleti. Qui la strada diventa sentiero, si inoltra nel bosco e, a una biforcazione, si prende a destra continuando la discesa. Il tracciato serpeggia tra gli alberi fino a un nuovo casòt, alle cui spalle si apre un piccolo anfratto scavato nella roccia sabbiosa.
Si prosegue fino al fondovalle della Valtinverno, dove si incontra un quadrivio nei pressi di una cascina, che segna l’ingresso nel territorio di Incisa Scapaccino. Si continua diritti per iniziare la risalita sul versante opposto della valle. In cima, si svolta a sinistra su un sentiero che porta a una sterrata da seguire a destra, lungo una serie di saliscendi, fino a tornare al Bric Tre Vescovi, chiudendo così il primo anello.
Il secondo anello inizia tornando verso la provinciale 40. Dopo averla attraversata, si scende a sinistra all’altezza del pilone votivo dedicato a Maria. La discesa attraversa un bosco fino alle Case Serralunga (Cortiglione), e si continua fino a una strada asfaltata nel comune di Belveglio, dove si va a sinistra e poi ancora a sinistra alla cappella di Maria Assunta.
Costeggiando una grande cascina, si prosegue in lieve salita verso Vinchio. Poco dopo si incontra un’area geologico-paleontologica: una parete attrezzata dove si possono osservare affioramenti fossiliferi nei sedimenti marini stratificati. Più avanti, al bivio successivo si tiene la destra, seguendo le indicazioni per Vinchio. Anche al bivio successivo si ignora la discesa a sinistra, proseguendo sempre in salita.
Questo tratto regala un’immersione nella memoria di un antico mare: lungo il sentiero sabbioso si notano conchiglie fossili e pareti giallastre che testimoniano la storia geologica del luogo.
Una volta arrivati a Vinchio, si svolta a sinistra sulla strada asfaltata, tornando al parcheggio. Poco distante si trova anche la Big Bench rossa Barbera, collocata su un poggio con un bel panorama: il punto ideale per concludere la camminata.