Edilizia artigiana, Confartigianato Piemonte lancia l’allarme: incentivi ridotti e incertezze su appalti e Piano Casa
Giudizio articolato sulla manovra finanziaria: apprezzati alcuni correttivi, ma crescono le preoccupazioni per il futuro del settore costruzioni
TORINO – “La manovra finanziaria presenta diverse criticità per il settore delle costruzioni”. È la posizione espressa da Confartigianato Imprese Piemonte. Che guarda alle misure approvate con crescente preoccupazione per le prospettive dell’edilizia, in particolare sul fronte delle ristrutturazioni.
Un comparto che, storicamente, rappresenta un volano economico e occupazionale fondamentale per il territorio regionale. Al 30 settembre 2025, infatti, le imprese artigiane del settore costruzioni registrate in Piemonte sono 48.426, pari al 42,7% del totale delle imprese artigiane. Numeri che spiegano perché il mondo dell’artigianato si interroghi sulla reale efficacia delle scelte compiute e su quanto si sarebbe potuto fare di più per sostenere un settore strategico in una fase di profonda trasformazione.
Detrazioni edilizie e rischio frenata delle ristrutturazioni
Tra gli interventi più rilevanti della manovra figurano le detrazioni Irpef per l’edilizia, fissate al 50% per le spese sull’abitazione principale e al 36% per le altre tipologie di immobili. Percentuali destinate però a scendere ulteriormente nel 2027, rispettivamente al 36% e al 30%. Una riduzione che arriva proprio alla vigilia del recepimento della normativa europea “green” sull’efficienza energetica degli edifici, che imporrà il raggiungimento almeno della classe energetica D.
“Percentuali così ridotte rischiano di frenare in modo significativo il mercato delle ristrutturazioni – sottolinea Enzo Tanino, Presidente di Confartigianato Imprese Piemonte Costruzioni –. Proprio quando cittadini e imprese saranno chiamati a investire per adeguare il patrimonio edilizio agli standard ambientali europei”. Un altro nodo critico riguarda l’introduzione di un prezziario nazionale per gli appalti pubblici, che solleva interrogativi sulle modalità di applicazione e sull’impatto per le imprese artigiane.
Appalti pubblici e incertezze sul nuovo prezziario
“La preoccupazione – evidenzia Tanino – riguarda il rapporto tra il prezziario nazionale e quelli regionali. A questo si aggiunge l’incertezza legata al decreto ministeriale attuativo. Che rende ancora poco chiari tempi e modalità di applicazione della nuova regolazione dei prezzi nelle gare pubbliche”.
Sul fronte del Piano Casa, Confartigianato segnala ulteriori elementi di criticità. Le risorse previste ammontano a 100 milioni di euro per il 2026 e 100 milioni per il 2027, una dotazione sensibilmente ridotta rispetto alle previsioni iniziali di 300 milioni complessivi. La riduzione è legata alla mancata realizzazione di alcune operazioni di risparmio sulla spesa pubblica. Che avrebbero consentito di liberare ulteriori fondi a sostegno del comparto.
“Si parla della possibilità di integrare queste risorse con fondi europei – osserva Tanino –. Ma sarà decisivo capire se il sistema Paese sarà in grado di intercettarli concretamente tra il 2026 e il 2027 per rendere davvero efficace il Piano Casa”.
Secondo Confartigianato, “non si può continuare a privare gli artigiani di opportunità di lavoro. Soprattutto in un contesto in cui da un lato si riducono gli incentivi alle ristrutturazioni e dall’altro aumentano i vincoli sul consumo di suolo e sulla costruzione di nuovi edifici”.
Il giudizio complessivo sulla manovra
Sulla manovra nel suo complesso è intervenuto anche Giorgio Felici, Presidente di Confartigianato Imprese Piemonte, che parla di “qualche luce e molte ombre”.
Tra gli aspetti positivi vengono evidenziati “l’eliminazione dei limiti alla compensazione dei debiti previdenziali e contributivi con i crediti fiscali. E poi la correzione di una norma che avrebbe penalizzato i contratti collettivi dell’artigianato, rinnovati puntualmente nel 2024 e con aumenti salariali previsti anche per il 2026″.
Apprezzato anche “il rifinanziamento della Nuova Sabatini“. Considerata “uno strumento essenziale per sostenere gli investimenti delle micro e piccole imprese. Insieme alla rimodulazione delle aliquote Irpef e ai contributi per il settore manifatturiero”. Netta invece la contrarietà sull’introduzione di una ritenuta di acconto nelle transazioni tra imprese e sull’aumento delle accise sul gasolio.