Ponzano: “Difendere le nostre eccellenze dal Mercosur”
I lavoratori della terra di alessandrino e novese per bocca del presidente piemontese Gabriele Ponzano rigettano l'accordo con il Sud America
ALESSANDRIA – Rigettano con forza il Mercosur, chiedono aiuto per la loro funzione sociale su ambiente e contro lo spopolamento di quella che era la ricca provincia italiana e la nazione dei mille campanili, i lavoratori della terra di alessandrino e novese aderenti agli Agricoltori Autonomi Italiani, che fa parte del Coapi, Coordinamento Agricoltori Pescatori Italiani. E per bocca del presidente piemontese Gabriele Ponzano, puntualizzano i loro punti di vista.
Proprio il Mercosur non vi piace. Lo state dicendo a voce piena, siete scesi in piazza e ci tornerete. Ma quale è la proposta alternativa?
“Vogliamo che non venga firmato – dice Ponzano – perché anche se ci fosse reciprocità non sarebbe sufficiente a garantire la qualità di ciò che entra in Italia. Non ci sono controlli e non c’è legge sulla tracciabilità chiara, che possa specificare da dove arrivano i prodotti. Poi togliendo i dazi ci sarà effetto damping sui mercati: abbassare prezzi che abbiamo già sotto i costi di produzione. Vuol dire portare alla chiusura delle aziende. In tanti chiedono una contropartita economica ma se noi salviamo l’azienda vuol dire che non si coltiverà più, ci sarà abbandono della terra. E su questo abbiamo avuto solidarietà pure da Argentina e Paesi del Sud America contrari anch’essi all’accordo perché porterebbe alla globalizzazione dell’agricoltura industriale, governata dalle multinazionali il cui solo scopo è fare soldi sfruttando la terra”.
Scenario allarmante quello descritto. Per quanto riguarda alessandrino e novese quale è la situazione?
“Abbiamo delle eccellenze. Da noi l’agricoltura viaggia principalmente sui cereali, sul grano, tanto che si dice come l’alessandrino sia il granaio del Piemonte. Tutti i nostri prodotti sono di qualità, anche se di massa: pomodori, ortofrutta, vino che in certe zone la fa da padrone. Tutti beni primari di grande qualità anche se magari non eccellenze i nostri prodotti”.
Ma alla fine e dopo tanta fatica c’è resa?
“Molto lavoro e poco ricavo – chiosa Ponzano – costi alti con gli investimenti che incidono tantissimo sui costi di produzione. Aumenta tutto tranne il valore dei nostri prodotti, non riusciamo a stare dentro ai costi. E meno agricoltura significa abbandono. Niente negozi, industrie, i piccoli paesi si svuotano, non hanno servizi. Uno ci deve abitare per convinzione per fare chilometri per portare i figli a scuola, trovare una farmacia. Chiudono i bar, luoghi di aggregazione o limitano gli orari. Non ci sono più banche. C’è concentrazione e nelle medie e grandi città. Una volta i paesi erano almeno dormitori ora non più. Si invecchia; non c’è ricambio con nuove generazioni”.