41 bis ad Alessandria, Fornaro (Pd): «Il Governo ha deciso senza confronto. Rischi concentrati sul territorio»
L'on. Federico Fornaro
Politica
19 Gennaio 2026
ore
10:14 Logo Newsguard
Il caso

41 bis ad Alessandria, Fornaro (Pd): «Il Governo ha deciso senza confronto. Rischi concentrati sul territorio»

Dal verbale della Conferenza Stato-Regioni emerge la volontà di ridurre a sette gli istituti 41 bis in Italia. In Piemonte ne resterà uno solo: Alessandria. Il deputato Pd denuncia silenzi, criticità e mancanza di coinvolgimento delle istituzioni locali

ALESSANDRIA – «Nello scorso ottobre avevo presentato un’interrogazione urgente al Ministro della Giustizia per chiedere chiarimenti sul futuro del carcere di Alessandria: da allora nessuna risposta. Silenzio totale». Così il deputato del Partito Democratico Federico Fornaro ricostruisce l’avvio della vicenda legata al futuro dell’istituto di San Michele. Un primo quadro ufficiale emerge ora dal verbale della seduta del 18 dicembre della Conferenza permanente per i rapporti tra Stato, Regioni e Province autonome, che fa luce sugli orientamenti dell’amministrazione penitenziaria.

Nel corso della Conferenza, il sottosegretario Andrea Del Mastro delle Vedove ha illustrato il piano di riorganizzazione e razionalizzazione degli istituti destinati al regime speciale del 41 bis. Attualmente in Italia sono circa 750 i detenuti sottoposti a questo regime, distribuiti in 12 carceri, quasi tutte in promiscuità con detenuti comuni.

La scelta del Governo è quella di ridurre gli istituti dedicati da 12 a 7, concentrandoli in cinque regioni. Per il Piemonte questo significa passare da tre carceri (Alessandria, Cuneo e Novara) a uno solo, individuato proprio nel carcere di San Michele ad Alessandria.

Segretezza e mancato confronto

“Il Governo – riferisce Fornaro – ha motivato il mancato coinvolgimento di Parlamento ed enti locali con esigenze di segretezza, impedendo qualsiasi confronto preventivo nel merito delle scelte”. Una gestione che Fornaro definisce “criticabile, soprattutto per un’operazione di tale portata”.

Secondo quanto riferito, inoltre, ogni regione interessata “dovrà garantire nei capoluoghi di provincia reparti ospedalieri dedicati ai detenuti in regime di 41 bis. Elemento che comporta ulteriori implicazioni organizzative e sanitarie”.

In sede di Conferenza Unificata, la Regione Sardegna ha espresso riserve e dubbi sul piano governativo, mentre il Piemonte non risulta aver assunto alcuna posizione ufficiale. “Immaginiamo che Regione e Aso siano già state informate e si stiano attivando – osserva Fornaro – ma attendiamo conferme”.
Restano però forti perplessità. Ad Alessandria potrebbero essere concentrati fino a 150 detenuti in regime 41 bis, pari a circa il 20% del totale nazionale, con un carico di rischi e responsabilità senza precedenti per il territorio.

Rischi per la comunità e perdita di un modello

Secondo il deputato Pd, “la scelta di centralizzare così tanti detenuti speciali in un unico istituto cancella la storia di gestione attiva e rieducativa del carcere di San Michele. E trasferisce sulla comunità locale i rischi legati alla sicurezza e alle possibili infiltrazioni criminali. Se questa riorganizzazione si rivelerà sbagliata – avverte Fornaro – a pagarne il conto sarà la comunità alessandrina e l’intera provincia, nonostante i proclami sulla sicurezza del Governo Meloni”.

“Un’operazione di questa complessità – conclude il parlamentare – poteva e doveva essere gestita diversamente, coinvolgendo almeno il Comune di Alessandria, pur nel rispetto della riservatezza”. Il Pd annuncia quindi massima vigilanza sull’attuazione del piano, giudicato carico di criticità e rischi per il territorio, chiedendo trasparenza e responsabilità istituzionale.

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