Come vi è andata nel giorno più triste dell’anno?
ALESSANDRIA – Oggi è stato (anzi, lo è ancora per un’ora) il Giorno più triste dell’anno. A voi come è andata?
E’ il cosiddetto Blue Monday. Cade, secondo una formula che circola da anni, nel terzo lunedì di gennaio: un momento in cui le festività sono ormai lontane, le giornate restano corte, il freddo si fa sentire e la routine riprende il sopravvento.
Giorno più triste: perché
L’idea nasce nei primi anni Duemila da una campagna pubblicitaria che cercava di dare una spiegazione “scientifica” a un malessere diffuso: la combinazione di clima invernale, debiti post-natalizi, buoni propositi già abbandonati e mancanza di motivazione. Nel tempo, però, il Blue Monday è diventato qualcosa di più di uno slogan: un’etichetta che molte persone riconoscono come simbolo di una fatica reale.
Gennaio è spesso un mese complicato. Dopo l’intensità emotiva delle feste, il ritorno alla normalità può lasciare un senso di vuoto. Il freddo limita le occasioni di socialità, la luce naturale è ridotta e il corpo stesso risente di ritmi più lenti. Tutti elementi che possono influire sull’umore, soprattutto in chi è più sensibile ai cambiamenti stagionali.
Gli aspetti positivi…
È importante però ricordare che non esiste davvero un “giorno più triste” valido per tutti. Il malessere emotivo non segue il calendario e non può essere ridotto a una data. Allo stesso tempo, il successo del Blue Monday racconta qualcosa di vero: la necessità di parlare di benessere mentale, di ascoltare i segnali di stanchezza e di normalizzare momenti di fragilità.
Negli ultimi anni il Blue Monday è stato anche reinterpretato in chiave positiva: un’occasione per rallentare, prendersi cura di sé, chiedere aiuto se serve. Un promemoria collettivo che ricorda come sentirsi giù, ogni tanto, sia umano. E che anche nei mesi più grigi, riconoscere le proprie emozioni può essere il primo passo per tornare a stare meglio.