Indennità Pronto soccorso e 118 in Piemonte, Cse Sanità: “Accordo che divide, esclude e manca di trasparenza”
Il pPonto soccorso di Alessandria
Società
Marcello Feola  
21 Gennaio 2026
ore
15:33 Logo Newsguard
Il caso

Indennità Pronto soccorso e 118 in Piemonte, Cse Sanità: “Accordo che divide, esclude e manca di trasparenza”

l sindacato critica l’intesa regionale sulle indennità: «Crea lavoratori di serie A e serie B e lascia fuori servizi essenziali dell’emergenza-urgenza»

ALESSANDRIA – Cse Sanità esprime netta contrarietà all’accordo regionale sull’indennità per il personale dei Pronto Soccorso e del 118, sottoscritto da Nursind, Nursing Up, Cisl Fp e Fials. Secondo il sindacato, “l’intesa, pur disponendo di risorse economiche rilevanti, introduce una differenziazione ingiustificata tra lavoratori che operano nello stesso contesto ad altissima criticità”.

La previsione di 500 euro mensili per gli infermieri e di 250 euro mensili per Oss, tecnici di radiologia, personale amministrativo e altre figure professionali viene giudicata “priva di fondamento rispetto alla realtà lavorativa quotidiana. Il contesto operativo – sottolinea Cse Sanità – è identico per tutti. In termini di carico emotivo, rischio, complessità organizzativa e responsabilità. E determina di fatto lavoratori di serie A e lavoratori di serie B”.

Le esclusioni dall’emergenza-urgenza

“Ancora più grave – secondo Cse Sanità – è l’esclusione di interi servizi che operano quotidianamente nell’ambito dell’emergenza-urgenza. Restano infatti fuori dall’accordo gli operatori dei Cau collegati al 116117 e il personale dei Sest“. Figure ritenute essenziali nella gestione dei flussi e nella tenuta complessiva del sistema sanitario territoriale.

Il sindacato evidenzia come “tali esclusioni contraddicano la logica stessa di un’indennità legata al disagio e alla complessità del lavoro svolto. Penalizzando professionalità che contribuiscono in modo determinante alla continuità dei servizi”.

Trasparenza e Pnrr: criticità irrisolte

Cse Sanità giudica inoltre”inaccettabile che un accordo di questa portata non sia pubblico né facilmente consultabile. Compromettendo la trasparenza amministrativa e il diritto all’informazione dei lavoratori coinvolti. Il quadro si inserisce in una situazione strutturale già fortemente critica. Nel 2026, a ridosso della conclusione del Pnrr, molti obiettivi dichiarati dalla Regione Piemonte risultano ancora disattesi. Case della Salute e Ospedali di Comunità non pienamente operativi, mancata eliminazione dei medici gettonisti, assenza di un reale incremento di personale. E poi l’insufficiente copertura del turn over continuano a pesare sul sistema sanitario”.

«Non si può continuare a parlare di valorizzazione del personale sanitario e poi introdurre accordi che creano disparità tra lavoratori che operano fianco a fianco nello stesso contesto di emergenza», dichiara Stefania Gallo, coordinatrice regionale di CSE Sanità Piemonte. «Il riconoscimento economico deve essere legato al luogo e alle condizioni di lavoro, non alla singola qualifica. Tutti contribuiscono alla tenuta del Pronto Soccorso e tutti devono essere considerati».

Cse Sanità chiede perciò “il superamento delle disparità economiche e l’estensione dell’indennità a tutte le figure coinvolte nell’emergenza-urgenza. Oltre alla pubblicazione immediata e integrale dell’accordo e all’apertura di un confronto sindacale serio, trasparente e inclusivo”.

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