L’affaire sicurezza sistemi informatici utilizzati dai magistrati: Anm chiede chiarimenti
Cronaca
Monica Gasparini  
26 Gennaio 2026
ore
12:52 Logo Newsguard
Il caso

L’affaire sicurezza sistemi informatici utilizzati dai magistrati: Anm chiede chiarimenti

L'Associazione, in una nota, chiede un chiarimento al ministro della Giustizia Carlo Nordio, e, soprattutto, un intervento immediato per garantire la necessaria segretezza di ogni indagine e delle attività di ogni giudice e pubblico ministero

ALESSANDRIA – “Report: grave preoccupazione serve chiarimento Nordio (ministro della Giustizia) su sicurezza informatica”. Il giorno dopo la trasmissione interviene la Giunta dell’Associazione Nazionale Magistrati di cui è presidente il procuratore di Alessandria, Cesare Parodi. 

“L’inchiesta di Report sulla sicurezza informatica dei sistemi utilizzati da tutti i magistrati italiani porta pesanti interrogativi e desta grave preoccupazione. Emergono profili di criticità rilevanti rispetto alla sicurezza e alla riservatezza, rimasti finora senza alcuna significativa spiegazione”. Così la Giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati in una nota.“Chiediamo – prosegue l’Associazione – un chiarimento al ministro Nordio e soprattutto un intervento immediato per garantire la necessaria segretezza di ogni indagine e delle attività di ogni giudice e pubblico ministero, impegnati nella tutela dei diritti di ciascun cittadino. E chiediamo altresì chiarezza in merito a quanto emerso rispetto al ruolo della Presidenza del Consiglio. È fondamentale ci sia piena e totale trasparenza, e che ogni soggetto istituzionale la garantisca per quanto di sua competenza”.

Il presunto accesso

Secondo quanto mandato in onda, ci sarebbe un programma Microsoft per la gestione centralizzata dei dispositivi che comprenderebbe tra le sue funzionalità “anche la possibilità di accedere da remoto ai computer senza avvisare l’utente, visto che la richiesta di consenso può essere disattivata”. Programma che sarebbe stato installato su oltre 40mila dispositivi nel 2019. Ed è stato il Gip del Tribunale di Alessandria, Aldo Tirone a testimoniare come sarebbe avvenuto l’accesso: avrebbe chiesto a un tecnico informatico di fare una prova proprio sul suo computer.

L’esperimento avrebbe cancellato ogni dubbio: «Il tecnico è entrato nel suo pc e ha visto ciò che stava facendo, modificando anche un documento. Né durante, né dopo la prova il giudice ha ricevuto alcun tipo di alert sull’intrusione».

La notizia ha scatenato una bufera e un dibattito politico a livello nazionale.

Articoli correlati
Leggi l'ultima edizione