Olimpiadi Torino 2006, il caso della fiamma olimpica
Un design ispirato al fuoco e una piccola polemica: la torcia olimpica del 2006 fu al centro dell’attenzione mediatica
ALESSANDRIA – Tra i tanti simboli iconici delle Olimpiadi Torino 2006, la torcia olimpica è senza dubbio uno degli oggetti più discussi e affascinanti di quell’edizione. In pochi sanno che il suo design suscitò, all’epoca, tanto stupore quanto critiche, diventando un vero e proprio caso mediatico.
Un design fuori dagli schemi
Ideata dall’architetto Pininfarina, la torcia delle Olimpiadi Torino 2006 rompeva con la tradizione: alta 77 centimetri e dal peso di 1,9 kg, presentava una linea curva e affusolata, con una fiamma “rovesciata” che ricordava il movimento della neve al vento.
Il colore blu metallizzato e l’impugnatura ergonomica la rendevano immediatamente riconoscibile, ma anche difficile da portare: diversi tedofori lamentarono il peso e la difficoltà nel tenerla in equilibrio.
Una fiamma tra le polemiche
L’aspetto più singolare della torcia fu proprio la posizione della fiamma, che pareva uscire dal basso verso l’alto, in netto contrasto con il corpo curvo. Alcuni critici la definirono “una banana fiammeggiante”, mentre altri la considerarono un capolavoro di design innovativo.
Ciononostante, riuscì perfettamente nel suo intento: attrarre l’attenzione e trasmettere un’idea di modernità e movimento, in linea con lo spirito delle Olimpiadi invernali.
Una torcia da record
Nonostante le polemiche, la torcia compì un viaggio epico: 11.300 km in 64 giorni, toccando tutte le regioni italiane prima di arrivare allo Stadio Olimpico di Torino il 10 febbraio 2006. Un percorso che contribuì a rafforzare l’identità nazionale attorno alle Olimpiadi Torino 2006, trasformando un semplice oggetto in un simbolo duraturo.