Razze autoctone piemontesi, Protopapa (Lega): “Servono sostegni continui per tutelare lavoro, imprese e territori”
Politica
28 Gennaio 2026
ore
14:38 Logo Newsguard
Agricoltura

Razze autoctone piemontesi, Protopapa (Lega): “Servono sostegni continui per tutelare lavoro, imprese e territori”

Il consigliere regionale chiede alla Giunta garanzie concrete nel Csr 2023–2027 per assicurare futuro agli allevamenti delle razze autoctone piemontesi, pilastro economico e sociale soprattutto nelle aree interne

TORINO – Il futuro delle razze autoctone piemontesi entra con forza nel dibattito regionale. Con un’interrogazione a risposta immediata, il consigliere della Lega Marco Protopapa ha chiesto alla Giunta di chiarire quali misure verranno attivate nel prosieguo del Complemento di Sviluppo Rurale 2023-2027 . Così da garantire continuità tecnica ed economica agli allevamenti, in una fase particolarmente delicata per la zootecnia.

In Piemonte l’allevamento bovino non è soltanto produzione agricola. Rappresenta infatti un sistema economico diffuso che tiene insieme occupazione, presidio del territorio e filiere di qualità. La razza bovina Piemontese, con circa 270.000 capi iscritti al Libro genealogico e oltre 4.500 aziende attive, costituisce l’ossatura della filiera della carne regionale.

Attorno a questo comparto ruotano migliaia di posti di lavoro. La filiera della Piemontese garantisce infatti oltre 12.000 occupati complessivi, considerando allevamento, macellazione, trasformazione, trasporto e commercializzazione. Con un ruolo decisivo nelle aree interne e di confine, dove spesso l’allevamento è l’unica attività economica stabile.

Un patrimonio economico e sociale da difendere

“Quando parliamo di razze autoctone – spiega Protopapa – parliamo di aziende, famiglie, occupazione e territori. Senza strumenti chiari e continui a sostegno anche dei piccoli allevatori, il rischio è quello di indebolire un sistema che funziona e che ha dimostrato di creare valore economico e sociale”.

La filiera della carne piemontese genera un valore stimato di oltre 900 milioni di euro all’anno. Grazie anche al lavoro dei consorzi e delle cooperative che hanno saputo costruire nel tempo un mercato riconoscibile, fortemente legato al territorio e alla qualità del prodotto. Tuttavia, gli allevatori che lavorano con la razza Piemontese operano oggi in un contesto sempre più complesso. Segnato da una forte pressione sui costi e da margini in costante riduzione.

Costi in aumento e margini sotto pressione

Negli ultimi anni, i costi di produzione sono cresciuti in modo significativo. Energia, mangimi e servizi veterinari hanno registrato aumenti che in molti casi superano il 30%. Rendendo più difficile programmare investimenti e garantire la sostenibilità economica delle aziende.

A questo si aggiungono i maggiori costi strutturali legati all’allevamento delle razze autoctone. Che richiedono una gestione più estensiva e il rispetto di vincoli ambientali stringenti, soprattutto in collina e montagna. Dove l’allevamento svolge anche una funzione di tutela del paesaggio e della biodiversità.

“Per questo – sottolinea ancora il consigliere regionale – il Csr deve continuare anche nel 2026 a incentivare misure operative, con tempi certi e risorse adeguate. Perché gli allevatori devono poter programmare l’attività aziendale e avere la certezza che il lavoro sulla qualità e sulla biodiversità venga riconosciuto”.

“Servono risposte chiare e continuità”

Protopapa accoglie con favore le risposte arrivate dalla Giunta regionale- “Mi fa piacere – conclude – che l’interrogazione abbia confermato l’impegno a dare continuità a un progetto di tutela nato già nella precedente legislatura. Intervenendo anche nel 2026 con nuove risorse puntuali. Dare risposte chiare oggi significa tutelare un patrimonio economico e umano che appartiene a tutto il Piemonte. E che garantisce lavoro, presidio del territorio e qualità agroalimentare riconosciuta ben oltre i confini regionali”.

Articoli correlati
Protopapa su licenziamenti Terme: “Così Pater chiude a ogni soluzione”
Politica
Acqui Terme
Il consigliere regionale della Lega: "La Regione non ha mai voluto escludere la proprietà, ma i mancati investimenti non potevano più essere condivisi"
di Alessandro Francini 
6 Gennaio 2026
ore
12:30
TORINO - Tra le prime reazioni al licenziamento dei dipendenti delle Terme di Acqui c'è quella del c...
Leggi di piú
Leggi l'ultima edizione