“Caregiver familiari, il pilastro nascosto del welfare: sfida che riguarda Alessandria”
Il Garante anziani: "Il via libera del Governo a una norma sui caregiver familiari segna un passo avanti simbolico, ma senza risorse e tutele adeguate il peso dell’assistenza continuerà a gravare sulle famiglie e soprattutto sulle donne"
ALESSANDRIA – In Italia l’assistenza alla non autosufficienza si regge in larga parte su un lavoro invisibile, continuo e non retribuito. È un welfare informale che supplisce alle carenze dei servizi pubblici e consente al sistema di reggere l’urto dell’invecchiamento della popolazione. Anche ad Alessandria questo meccanismo è ormai strutturale: senza il contributo quotidiano delle famiglie, il sistema di cura semplicemente non funzionerebbe.
Al centro di questo equilibrio fragile ci sono i caregiver familiari, figure essenziali che nella maggior parte dei casi coincidono con una donna. Un ruolo cruciale, ma a lungo rimasto ai margini del dibattito pubblico e delle politiche di welfare.
“Parliamo di persone che tengono in piedi ogni giorno un pezzo fondamentale del nostro sistema di assistenza, senza riconoscimenti adeguati e spesso in totale solitudine”, sottolinea Paola Ferrari, Garante dei Diritti degli Anziani del Comune di Alessandria, che firma l’intero contributo.
Il riconoscimento istituzionale e i suoi limiti
“Il recente via libera del Consiglio dei Ministri a una norma dedicata ai caregiver familiari rappresenta un passaggio politico significativo. Per la prima volta viene riconosciuto ufficialmente un ruolo che per anni è rimasto invisibile. Tuttavia, lo stanziamento previsto – 257 milioni di euro a partire dal prossimo anno – appare largamente insufficiente se rapportato ai numeri reali e ai bisogni di chi ogni giorno si prende cura di un familiare non autosufficiente. Il rischio concreto è che il riconoscimento resti soprattutto simbolico, senza incidere sulle condizioni materiali di vita dei caregiver. Un limite che si riflette anche sul territorio alessandrino, dove la rete dei servizi sociosanitari fatica a rispondere a una domanda crescente di assistenza”.
“Riconoscere i caregiver senza garantire risorse e tutele significa continuare a scaricare il peso della cura sulle famiglie”, osserva Paola Ferrari. “È un passo avanti importante, ma ancora incompleto”.
Una responsabilità che ricade sulle donne
“Parlare di caregiver familiari significa, di fatto, parlare soprattutto di donne. Mogli, figlie, nuore, sorelle che assumono il ruolo di assistenti principali all’interno della famiglia. Spesso hanno un’età compresa tra i 45 e i 60 anni, una fase della vita in cui il lavoro di cura si somma ad altri carichi: l’occupazione, i figli, talvolta altri genitori anziani da seguire. Anche ad Alessandria questa dinamica è evidente. Molte donne sono costrette a ridurre l’orario lavorativo o ad abbandonare del tutto l’occupazione, con conseguenze che si trascinano nel tempo in termini di reddito, autonomia economica e pensione“.
“La cura non è solo un impegno affettivo, è un lavoro vero e proprio che incide profondamente sulle vite delle donne”, evidenzia Ferrari. “Continuare a ignorarlo significa alimentare disuguaglianze già profonde. “La cura viene ancora percepita come un destino femminile, non come una responsabilità collettiva. E questo ha un costo enorme, umano e sociale”.
Una sfida aperta anche per Alessandria
“Ad Alessandria, come in molte altre realtà, l’invecchiamento della popolazione rende il tema dei caregiver sempre più urgente”, sottolinea la Garante. “Senza servizi di supporto e senza politiche attente alla dimensione di genere, il carico continuerà a ricadere quasi esclusivamente sulle donne”.
Prendere sul serio i caregiver familiari significa riconoscere che la cura non è un affare privato, ma una responsabilità collettiva. Vuol dire investire in sostegni concreti, garantire diritti, rafforzare i servizi territoriali e costruire politiche che permettano alle persone di non dover scegliere tra assistere un familiare e tutelare la propria vita, il proprio lavoro e la propria salute.