L’insostenibile leggerezza del dubbio: “La Grazia”
Il presidente Mariano di Toni Servillo è, nel nuovo film di Paolo Sorrentino, il ritratto di un uomo contemporaneo lacerato, come il nostro tempo
Si muove composto, con apparente e granitica sicurezza, il presidente della Repubblica Mariano De Santis (Toni Servillo), non a caso soprannominato “Cemento armato”, esprimendo la sua formazione da giurista in un’Italia un po’ uguale a sé stessa (con i suoi dilemmi e le sue fratture) e un po’ futuribile (con un pontefice di colore dalla capigliatura rasta, che per spostarsi usa la motocicletta).
Un presidente a pezzi
Paragonato a Cossiga (con cui, in effetti, Servillo istituisce una vaga somiglianza) e ad altri presidenti cattolici che hanno segnato la storia della Repubblica, quello di “La Grazia”, l’ultimo film di Paolo Sorrentino – appena uscito in sala e già campione d’incassi – si destreggia con lentezza e fatica nel semestre bianco che precede il suo abbandono della carica. Intorno a lui si agitano le acque limacciose della politica, tra gli aneliti presidenziali di Ugo (Massimo Venturiello) – ministro della Giustizia, amico d’infanzia e sospetto amante dell’amata moglie defunta Aurora – la proposta di firma di una nuova legge sul diritto all’eutanasia assemblata dalla figlia Dorotea (una Anna Ferzetti dall’interpretazione luminosa, greve e sensibile) e due controverse richieste di grazia. Sorrentino ha raccontato che l’idea del film gli è nata a partire dalla lettura di un articolo su di un uomo che ha ucciso la moglie affetta dal morbo di Alzheimer.
Così, nel film una richiesta di grazia proviene dallo stimato professore Cristiano Arpa (Vasco Mirandola), che si sta lasciando morire in carcere dopo avere – a suo dire – posto fine alle sofferenze della moglie ammalata; mentre una seconda gli viene inoltrata da Isa Rocca (Linda Messerklinger), una giovane donna che ha ucciso il marito violento. Nel contempo, ai dilemmi istituzionali si aggiungono nella mente di Mariano anche quelli più privati, dal già citato arrovellarsi sul presunto tradimento della moglie al rapporto con i figli (Dorotea ha sacrificato buona parte della propria vita per il padre; Riccardo vive all’estero, in Canada, dove compone musica moderna), sino alla sempre rimandata decisione sul destino di Elvis, il cavallo nero prediletto vicino alla morte («Perché non lo lasci andare?», chiede Dorotea a Mariano. «Perché non me l’ha chiesto», le risponde il padre).
«Il mio personaggio concepisce la politica come io vorrei che fosse interpretata, con alto senso di responsabilità, come una vocazione», spiega Sorrentino. «Io credo in queste figure alte, oggi ce ne sono ancora ma in numero inferiore rispetto al passato». Diviso tra impegno, responsabilità giuridica e spinte propulsive, spesso discordanti, della propria interiorità, il presidente Mariano è il ritratto di un uomo contemporaneo lacerato, come lacerato è il nostro tempo: procastinatore per natura e forse anche per educazione al vivere in un mondo di maschere (lui stesso, specie nella prima parte del film; il suo segretario personale Domenico Samaritano/Roberto Zibetti, l’estrosa amica Coco Valori/Milvia Marigliano). Ma la vecchiaia avanza, così i ricordi, sempre più tormentati, dolci e malinconici: vedi la scena dell’incursione di Mariano nella stanza guardaroba di Aurora, o quella, venata da un pizzico di melodramma, della confessione in auto di Coco.
La brava Anna Ferzetti nei panni di Dorotea, la figlia del Presidente Mariano De Santis
Che cos’è la Grazia?
«Diritto e Disciplina avrebbero dovuto liberarci dall’incombenza della sensibilità», riflette il generale degli alpini Lanfranco Mare (Giuseppe Gaiani): l’esistenza, però, è altro e Mariano finalmente arriva a comprenderlo, decidendo di scivolare dentro contesti e situazioni, di provare ad afferrare non solo con il rigoroso esercizio della ragione il complesso discrimine tra verità e finzione, franchezza e affabulazione, dolore autentico o esibito.
«O resterai più semplicemente dove un attimo vale un altro/Senza chiederti come mai/Continuerai a farti scegliere/ O finalmente sceglierai», cantava De Andrè molti anni fa, e questa domanda ben si attaglia al presidente di Sorrentino, erede eccellente ma più umano del cinema di maschere ambiguo e irrisolto del regista partenopeo, il cui stile si fa – in una lenta evoluzione già iniziata nel 2024 con “Parthenope” – meno barocco, grottesco e iperbolico, asciugato nel rigore senza scampo delle due domande di fondo che attraversano la pellicola: una – resa esplicita per bocca del Papa – «Di chi sono i nostri giorni?»; l’altra, invece, sottesa alle vicende del plot – «Che cos’è la Grazia?».
Una scena corale del film di Sorrentino
La bellezza del dubbio
La Grazia è «la bellezza del dubbio», risponde Sorrentino attraverso il personaggio di Mariano De Santis, che Servillo – attore feticcio, probabile alter ego – incarna con consumata e teatrale maestria, tanto da aggiudicarsi la Coppa Volpi per la migliore interpretazione alla Mostra del cinema di Venezia, lo scorso settembre.
La Grazia è interrogarsi, sempre, su cosa sia giusto e sbagliato, luce e ombra: o, meglio, su quale sia la rotta migliore da seguire, perché di assoluto al mondo non vi è nulla, né tantomeno un Diritto assoluto e assolutorio che indichi con inequivocabile certezza cosa fare. La Grazia è anche – in una riflessione su potere, scelta, etica, responsabilità – l’iperrealismo di uno sguardo d’artista che riesce a far convivere senza soluzione di continuità il rap di Guè, i cori degli alpini, le geometrie di Torino, gli sfondi milanesi e romani, l’occhio sbarrato ma consapevole di un cavallo e l’andatura del cane robot che attraversa via Condotti, zampettando davanti a Mariano per accompagnarlo a casa.
Pesantezza della materia e leggerezza dell’assenza di gravità: come una levitazione possibile, una lacrima che resta sospesa nello spazio e, in ultima analisi, la convergenza tra l’imperativo kantiano (“Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me”) e l’esercizio dell’amore.
Una suggestiva inquadratura con protagonista il Presidente di Toni Servillo
“La Grazia”
Origine: Italia, 2025, 131’
Regia: Paolo Sorrentino
Sceneggiatura: Paolo Sorrentino
Fotografia: Daria D’Antonio
Montaggio: Cristiano Travaglioli
Cast: Toni Servillo, Anna Ferzetti, Orlando Cinque, Massimo Venturiello, Milvia Marigliano, Giuseppe Gaiani, Giovanna Guida, Alessia Giuliani, Roberto Zibetti, Vasco Mirandola, Linda Messerklinger, Rufin Doh Zeyenouin
Produzione: The Apartment, Numero 10 e PiperFilm
Distribuzione: PiperFilm