Comuni montani, Ravetti (Pd): «L’Alessandrino viene penalizzato: da 48 a 35»
Il vicepresidente del Consiglio regionale denuncia l’effetto dei nuovi criteri: più Comuni montani in Piemonte, ma meno risorse e opportunità per la provincia di Alessandria
ALESSANDRIA – Cresce il numero dei Comuni montani in Piemonte, ma l’Alessandrino rischia di pagare un prezzo altissimo. È l’allarme lanciato dal vicepresidente del Consiglio regionale del Piemonte, Domenico Ravetti (Pd), alla luce delle prime indiscrezioni sulla revisione dei criteri di classificazione dei Comuni montani.
Secondo quanto emerge dalle tabelle circolate online, il dato regionale sarebbe in apparente controtendenza positiva. Dagli attuali 505 Comuni montani si passerebbe a 558. Una crescita che, però, non riguarda affatto la provincia di Alessandria.
«Dalle tabelle emerge un risultato completamente capovolto per la provincia di Alessandria – sottolinea Ravetti –. Dagli attuali 48 Comuni montani si passerebbe a 35». Un taglio netto che colpisce uno dei territori già più fragili del Piemonte, caratterizzato da aree interne, piccoli centri e difficoltà strutturali.
Il confronto con altre province rende ancora più evidente la disparità. Cuneo, ad esempio, passerebbe da 151 a 176 Comuni montani, includendo anche il capoluogo. Un dato che rafforza la percezione di un’asimmetria territoriale nei nuovi criteri.
I criteri nazionali e il rischio tagli
In attesa dei dati ufficiali, Ravetti evidenzia come “la revisione – legata ai criteri nazionali attribuiti al Ministero – rischi di produrre meno risorse, meno servizi e meno opportunità di sviluppo per l’area montana alessandrina. Ringrazio i parlamentari piemontesi del Pd che si sono battuti per ristabilire un dialogo tra Ministero e territori – aggiunge –. Spero che questo confronto sia ancora aperto, così da poter evitare il “taglio” previsto per l’Alessandrino”.
Il vicepresidente del Consiglio regionale annuncia ora un’iniziativa politica precisa. «Chiederò un’informativa in Commissione all’assessore regionale alla Montagna Marco Gallo e al presidente Alberto Cirio, entrambi provenienti dalla provincia di Cuneo. E soprattutto l’impegno a farsi carico del destino della montagna alessandrina».
Per Ravetti, il tema va oltre le formule tecniche. «Quella parte del nostro territorio è montana a prescindere dai criteri di Calderoli. Se venisse esclusa, si troverebbe con meno risorse e meno opportunità di sviluppo, aggravando divari già esistenti».
Una partita decisiva per le aree interne
La classificazione dei Comuni montani non è solo un’etichetta amministrativa, ma incide direttamente su finanziamenti, servizi, fiscalità agevolata e politiche di sviluppo. Per questo, secondo Ravetti, “è fondamentale che la Regione Piemonte intervenga per evitare una penalizzazione che colpirebbe in modo sproporzionato l’Alessandrino”.