Tentato linciaggio dopo l’omicidio di Zoe: le Camere Penali di Asti e Alessandria condannano la giustizia sommaria
Il Tribunale di Alessandria
Cronaca
9 Febbraio 2026
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09:53 Logo Newsguard
Il caso

Tentato linciaggio dopo l’omicidio di Zoe: le Camere Penali di Asti e Alessandria condannano la giustizia sommaria

Dura presa di posizione degli avvocati penalisti dopo quanto emerso dai media: “La piazza non può sostituirsi ai Tribunali”. Solidarietà alla persona estranea ai fatti finita nel mirino

ALESSANDRIA – “Di fronte all’ennesimo, gravissimo e efferato omicidio che ha tolto la vita alla giovane Zoe, oltre al dolore e allo sconcerto per la tragedia, emerge un fatto altrettanto allarmante. Il rischio concreto che la rabbia collettiva degeneri in giustizia sommaria. Secondo quanto riportato dagli organi di stampa, nelle ore immediatamente successive alla diffusione delle prime, frammentarie notizie, un gruppo numeroso di persone si sarebbe radunato sotto l’abitazione di una persona poi risultata completamente estranea ai fatti. Con l’intento di compiere un vero e proprio linciaggio”.

Un episodio che ha spinto le Camere Penali di Asti e di Alessandria a intervenire con una nota durissima, a tutela dello Stato di diritto e dei principi fondamentali della giustizia.

La condanna della giustizia fai-da-te

«Tutto ciò è inaccettabile» scrivono con fermezza i Direttivi delle Camere Penali. «La piazza non può e non deve fare processi sommari, sostituendosi alla Giustizia dei Tribunali, che rappresentano l’unica sede deputata ad accertare la verità».

Parole che richiamano un principio cardine dell’ordinamento democratico. La presunzione di innocenza e il ruolo esclusivo della magistratura nell’accertamento delle responsabilità penali. In un clima emotivamente carico, alimentato dalla rapidità e spesso dall’imprecisione delle informazioni che circolano sui social e su altri canali comunicativi, il rischio di errori irreparabili diventa altissimo.

Le Camere Penali di Asti e Alessandria esprimono inoltre «piena e completa solidarietà alla persona che ha subìto l’inammissibile tentativo di aggressione». Una persona che, nel successivo sviluppo delle indagini, si è rivelata del tutto estranea ai fatti.

Il rischio della deriva emotiva

Il comunicato richiama implicitamente anche la responsabilità collettiva nel modo in cui si reagisce a fatti di cronaca così drammatici. “L’indignazione e il dolore non possono mai giustificare atti di violenza, intimidazione o vendetta, che minano le basi stesse della convivenza civile. La giustizia – ribadiscono i penalisti – non è compatibile con il linciaggio mediatico o fisico. Ogni scorciatoia emotiva apre la strada a errori, abusi e tragedie ulteriori, allontanando la società dalla verità e dalla tutela dei diritti fondamentali”.

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