Alessandria, Casa delle Donne: “Il contrasto alla violenza di genere non è un’opinione”
L'interno della Casa delle Donne
Politica
10 Febbraio 2026
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Il caso

Alessandria, Casa delle Donne: “Il contrasto alla violenza di genere non è un’opinione”

Dopo il femminicidio di una ragazza di 17 anni, la Casa delle Donne Tfq denuncia "un accanimento ideologico dei capigruppo Locci (FdI) e Roggero (Lega) contro uno spazio che ospita un Centro Antiviolenza"

ALESSANDRIA – Ad Alessandria il confronto politico sulla Casa delle Donne Tfq supera il livello dello scontro amministrativo. E assume oggi i contorni di una frattura profonda sul tema della violenza di genere. A denunciarlo è la stessa Casa delle Donne, che in una nota durissima parla apertamente di “accanimento ideologico e di un limite ormai superato”.

Secondo quanto espresso, “la scelta di alcuni consiglieri comunali – citati direttamente Emanuele Locci e Mattia Roggero – di rilanciare l’offensiva contro la Casa delle Donne avviene in un momento che rende l’attacco ancora più grave. Mentre la città è scossa dall’uccisione di una ragazza di 17 anni e torna drammaticamente al centro il tema dell’assenza di prevenzione, educazione sessuo-affettiva e presidi antiviolenza sul territorio”.

«È una scelta deliberata ed è una scelta vergognosa», si legge nella presa di posizione.

La Casa delle Donne come spazio reale e necessario

Nel documento viene “respinta con forza l’idea che la Casa delle Donne sia un luogo astratto o ideologico”. Al contrario, viene descritta come “uno spazio reale, quotidianamente abitato. E attraversato da donne che hanno vissuto esperienze di violenza, ma anche da persone che frequentano la scuola di italiano, i corsi in palestra, i percorsi formativi e culturali. È uno spazio necessario e abitato, che risponde a bisogni concreti e profondi”, viene sottolineato. Ribadendo che al suo interno opera il Centro Antiviolenza Marielle Franco, “impegnato su ascolto, protezione, autonomia e prevenzione”.

“Un lavoro che – ricordano le attiviste – è stato rendicontato pubblicamente meno di un mese fa: donne vere, storie vere, percorsi reali, non slogan”.

“Un attacco politico che va oltre l’aspetto amministrativo”

Per la Casa delle Donne, “continuare a colpire questo spazio dopo i chiarimenti istituzionali già forniti significa una cosa sola. Delegittimare e indebolire un presidio antiviolenza. Farlo proprio nel momento in cui la violenza maschile esplode in tutta la sua brutalità viene definito un atto politicamente irresponsabile“.

“Non si tratta – secondo la nota – di una normale questione amministrativa. Il messaggio che passa è chiaro e pericoloso: mentre mancano centri antiviolenza, mentre quelli esistenti faticano per l’assenza di risorse strutturali, mentre le scuole restano prive di educazione sessuo-affettiva, si colpisce chi svolge esattamente il lavoro che le istituzioni non riescono a garantire”.

L’accusa di “propaganda politica” viene definita becera e inconsistente. «Come se l’ascolto delle donne, i percorsi di autodeterminazione e l’educazione al consenso fossero un’opinione», si legge. La risposta è altrettanto netta: “Non è propaganda, ma è politica. Una politica rivendicata apertamente, perché lottare contro la violenza di genere viene definito «il gesto politico più urgente e necessario che si possa fare oggi”.

Da qui il “ringraziamento a tutte le persone che ogni giorno rendono viva la Casa delle Donne. Dalle insegnanti della scuola di italiano alle istruttrici dei corsi della palestra A.B.A.B.. Dalle partecipanti al ciclo di incontri Crescere senza stereotipi a chi attraversa quello spazio per confrontarsi e trasformare le proprie relazioni.

“La Casa delle Donne non si tocca”

Il messaggio finale è chiaro e senza ambiguità. “Mettere in discussione la Casa delle Donne significa scegliere di stare contro un centro antiviolenza, contro la prevenzione, contro le donne. La Casa delle Donne non si tocca. Il Centro Antiviolenza Marielle Franco non si tocca”, viene ribadito con forza. Annunciando che “non verrà accettato alcun tentativo di delegittimazione o sabotaggio“.

Una posizione che “chiama direttamente in causa la responsabilità politica di chi insiste nell’attacco. E che – conclude la nota – resterà scritta, soprattutto in una società che continua a produrre violenza maschile come fenomeno strutturale”.

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