Eternit Bis, oggi in Cassazione. A Roma c’è anche Afeva
La difesa contesta, tra gli altri punti, la mancata traduzione in tedesco della sentenza di secondo grado
ROMA – È iniziata questa mattina davanti alla Corte di Cassazione a Roma l’udienza sul ricorso presentato dalla difesa di Stephan Schmidheiny nel processo Eternit bis.
La difesa contesta, tra gli altri punti, la mancata traduzione in tedesco della sentenza di secondo grado emessa dalla Corte d’Assise d’Appello di Torino. Chiede un nuovo esame che potrebbe comportare il rinvio degli atti e un ulteriore slittamento dei tempi del procedimento.
A Roma al momento si trova una piccola delegazione di esponenti dell’Afeva (Associazione Familiari e Vittime Amianto). Tra loro alcuni storici protagonisti della lotta contro l’amianto come Bruno Pesce e Nicola Pondrano, insieme agli avvocati che seguono le parti civili.
Il processo in pillole
L’imputato è l’ex patron di Eternit Stephan Schmidheiny, 79 anni il 29 ottobre prossimo. Era stato inizialmente incriminato per omicidio volontario con dolo eventuale per il decesso di 392 vittime dell’amianto casalese, morte di mesotelioma.
In primo grado, di fronte alla Corte d’Assise di Novara, lo svizzero era stato condannato per omicidio colposo plurimo a 12 anni di carcere. La sentenza riguardava la morte per amianto di 147 persone, riconoscendo la responsabilità del magnate per la gestione dello stabilimento, con un ingente risarcimento di oltre 86 milioni di euro.
Il procedimento, dopo il ricorso presentato da accusa e difesa, era passato in secondo grado di fronte alla Corte d’Assise di Torino che aveva ri-confermato la responsabilità di Schmidheiny, condannandolo però a 9 anni e 6 mesi per la morte di “sole” 92 persone.