«Diritti, non mimose»: Me.dea Alessandria e la violenza contro le donne
Il Centro antiviolenza rinnova l’impegno a fianco delle vittime e chiede alle istituzioni più tutele e investimenti nei servizi territoriali
ALESSANDRIA – In occasione dell’8 marzo-Giornata internazionale della donna, il Centro antiviolenza Me.dea ribadisce il proprio impegno quotidiano accanto alle donne che vivono situazioni di violenza. E richiama l’attenzione sul fatto che i diritti non possono mai essere considerati definitivamente acquisiti.
Secondo l’associazione, “la ricorrenza non deve essere soltanto simbolica. Ma rappresentare un momento di consapevolezza e mobilitazione collettiva per difendere e rafforzare gli strumenti di tutela contro la violenza maschile sulle donne”.
Preoccupazione per le modifiche legislative
«Esprimiamo forte preoccupazione per le modifiche proposte al Ddl in materia di violenza sessuale. Che rischiano di indebolire la centralità del consenso e di spostare l’attenzione dalla responsabilità dell’autore alla condotta della vittima», afferma Sarah Sclauzero, presidente di Aps Me.dea. Secondo l’associazione, “narrazioni ancora diffuse nella società – come l’idea che una donna avrebbe potuto evitare la violenza con maggiore prudenza – alimentano stereotipi e rafforzano la colpevolizzazione delle vittime“.
I dati più recenti evidenziano la dimensione del fenomeno. Secondo Istat 2025, circa 6,4 milioni di donne italiane tra i 16 e i 75 anni (31,9%) hanno subito nel corso della vita una forma di violenza fisica o sessuale.
Negli ultimi anni si registra inoltre un aumento delle richieste di aiuto ai centri antiviolenza (+8,7%). E, anche, degli accessi al pronto soccorso legati a episodi di violenza (+15,2% nel 2024). Ogni anno oltre 100 donne vengono uccise da partner o ex partner.
Nel 2025 il Centro antiviolenza Me.dea ha accolto e sostenuto 301 donne. Mentre dall’inizio del 2026 sono già oltre 45 le richieste di aiuto. In crescita anche la fascia più giovane, tra i 18 e i 29 anni.
Educazione e prevenzione
«I dati parlano chiaro: milioni di donne hanno subito violenza e molte vivono ancora nella paura – sottolinea Carlotta Sartorio, vicepresidente e responsabile del Centro Studi di me.dea –. L’8 marzo non deve essere un’occasione di retorica, ma un momento per riconoscere l’urgenza di cambiare le condizioni sociali e culturali che permettono la violenza».
L’associazione chiede alle istituzioni “di rafforzare la tutela legislativa. E investire stabilmente nei centri antiviolenza e promuovere politiche di prevenzione ed educazione al rispetto e alle differenze. La violenza contro le donne non è un fatto privato, ma una questione pubblica, politica e democratica».