Caso Solvay: presidio davanti al tribunale per l’udienza del 12 marzo
Il Movimento “Ce l’ho nel sangue” non è solo una denuncia, è un grido d’appartenenza. Gli attivisti: "Dietro questo processo ci sono corpi, famiglie, territorio...»
ALESSANDRIA – Caso Solvay: la Procura della Repubblica di Alessandria aveva chiuso l’inchiesta nei confronti del polo chimico di Spinetta Marengo contestando a Stefano Bigini (dal 2008 e fino al dicembre 2018 direttore di stabilimento) e Andrea Diotto, (dal 1° gennaio 2013 direttore dell’Unità di produzione fluidi e dal 1° settembre 2018 direttore di stabilimento) un’ipotesi di disastro ambientale colposo.
Imputando, inoltre, all’azienda la responsabilità amministrativa (ex articolo 25 del 18 giugno 2001 con riferimento al reato di disastro ambientale colposo), commessa a vantaggio e nell’interesse dell’ente per il risparmio dei costi di bonifica e la maggiore efficacia della produzione industriale.
Ora dal Gup
Il caso ora è davanti al Gup del Tribunale di Alessandria. Le udienze, in due anni, hanno subito diversi rinvii per permettere una trattativa tra l’azienda e le parti civili, molte delle quali hanno accettato e chiuso la loro posizione.
A quel che sappiamo, però, per Regione Piemonte e Ministero dell’Ambiente la negoziazione sarebbe in stand by. Questo cosa significa? Che potrebbero esserci un ulteriore rinvio? Al momento non è dato sapere. L’udienza è prevista per il 12 marzo, in Tribunale ad Alessandria.
«Giustizia per Spinetta»
Il movimento “Ce l’ho nel sangue. Giustizia per Spinetta e per la Fraschetta!” il 12 marzo, alle 9.30, sarà con un presidio davanti al Tribunale di Alessandria. «Per la nostra vita e il nostro territorio. Per la verità», scrivono in un comunicato.
«Ci sono veleni che non si vedono. Non stanno solo nei fumi, nell’acqua, nelle falde. Stanno nel silenzio che copre, nell’indifferenza, nel ricatto che divide, nel tempo che passa. Sono veleni invisibili ma reali, quanto quelli che respiriamo ogni giorno…».
«Oggi i Pfas sono nei nostri corpi, nel nostro sangue, nelle preoccupazioni di intere famiglie. Ma nel nostro sangue scorre anche altro – si legge nel comunicato del Comitato Stop Solvay – I volti incontrati nelle assemblee affollate. Le testimonianze di chi ha perso salute e serenità. La dignità di una comunità che non accetta di essere sacrificata. Il legame con questa terra. La determinazione di chi pretende verità e giustizia».
«Saremo presenti»
«Il 12 marzo, al Tribunale di Alessandria, si terrà un’udienza del processo penale per disastro ambientale colposo… A quella giornata risponderemo “Presente!”, con un presidio per accompagnare le parti civili, per ricordare che dietro questo processo ci sono corpi, famiglie, territorio – specificano gli attivisti – Siamo una comunità contaminata, ma non sconfitta. Abbiamo visto le istituzioni voltarsi dall’altra parte. Abbiamo visto il profitto contare più della salute, il silenzio più della trasparenza, l’impunità più della giustizia. Ma non ci siamo mai arresi. E non lo faremo adesso».
E proseguono: «“Ce l’ho nel sangue” non è solo una denuncia. È un grido d’appartenenza. È una dichiarazione d’amore per una terra ferita, che nessuno bonificherà al nostro posto. È un giuramento collettivo: non smetteremo di lottare fino a che non sarà fatta giustizia. Vogliamo che chi ha inquinato paghi. E che chi ha subito, ottenga giustizia. Il 12 marzo portiamo davanti al Tribunale i nostri volti, le nostre storie, la nostra rabbia e la nostra speranza. Perché non abbiamo solo il veleno nel sangue. Abbiamo anche la lotta».