Alessandria, il Garante anziani: «Servono tutele vere per i caregiver»
Società
8 Marzo 2026
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8 Marzo

Alessandria, il Garante anziani: «Servono tutele vere per i caregiver»

Paola Ferrari: «In provincia di Alessandria l’assistenza ai familiari non autosufficienti grava soprattutto su figlie e mogli. Il contributo da 400 euro rischia di essere solo simbolico»

ALESSANDRIA – In provincia di Alessandria, come nel resto d’Italia, il peso dell’assistenza ai familiari non autosufficienti ricade in modo sproporzionato sulle donne. Figlie, mogli, sorelle, spesso tra i 45 e i 64 anni, dedicano ogni giorno tempo ed energie alla cura dei propri cari, rinunciando talvolta a lavoro e carriera.

A sottolinearlo è la Garante degli Anziani del Comune di Alessandria, Paola Ferrari. Che richiama l’attenzione sul valore sociale di un impegno “silenzioso” ma fondamentale per la tenuta del welfare.

Il nodo del disegno di legge sui caregiver

Ferrari guarda con interesse al disegno di legge in discussione in Parlamento. Che prevede il riconoscimento giuridico del caregiver familiare e un contributo fino a 400 euro mensili dal 2027 per chi assiste un convivente con disabilità gravissima. Peraltro con requisiti reddituali stringenti (reddito personale sotto i 3.000 euro annui e Isee non superiore a 15.000 euro).

Secondo la Garante, però, “le soglie rischiano di escludere gran parte dei caregiver, stimati in oltre 7 milioni in Italia, di cui circa il 75% donne. Con i 257 milioni stanziati in legge di bilancio, il contributo potrebbe raggiungere solo una minima parte degli aventi diritto”.

Oltre il bonus: riconoscimento strutturale

«Non possiamo limitarci a un bonus che resta distante dai costi reali dell’assistenza», osserva Ferrari. Ricordando che molte famiglie non possono permettersi strutture residenziali, con rette spesso insostenibili.

La richiesta è chiara: non solo contributi economici adeguati, ma coperture previdenziali, servizi di sollievo, supporto psicologico e strumenti di conciliazione tra lavoro e cura.

«Non si tratta di assistenzialismo – conclude – ma di riconoscere che chi si prende cura dei propri cari contribuisce anche a contenere la spesa sanitaria pubblica. La qualità di una comunità si misura da quanto sostiene chi custodisce la dignità delle persone più fragili».

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