Nella notte degli Oscar 2026 trionfa Paul Thomas Anderson con “Una battaglia dopo l’altra”
Nella notte degli Oscar 2026 trionfa Paul Thomas Anderson, con sei premi Oscar per il suo "Una battaglia dopo l'altra". Tre statuette per "Frankenstein" di Guillermo del Toro
La 98esima edizione della cerimonia degli Oscar americani, condotta da Conan O’Brien al Dolby Theatre di Los Angeles e appena conclusa, si è caratterizzata per i numerosi appelli lanciati dai protagonisti della Mecca hollywoodiana alla comunità internazionale per l’immediata cessazione di tutti i conflitti in atto. In particolare, molto esplicito è stato l’attore spagnolo Javier Bardem, che nel presentare i candidati al miglior film internazionale ha esclamato: «No to War and Free Palestine».
Il trionfo di Paul Thomas Anderson
Dopo la delusione delle precedenti undici candidature per altrettanti film non tramutatesi in vittorie, il regista statunitense Paul Thomas Anderson – fautore di un cinema elegante e impegnato, da “Magnolia”, passando per i più recenti “Il filo nascosto” e “Licorice Pizza” – ha portato a casa ben sei statuette (miglior film, regia, attore non protagonista, sceneggiatura non originale, montaggio e casting) per “Una battaglia dopo l’altra”, liberamente tratto dal romanzo “Vineland” di Thomas Pynchon, che racconta la complessa e drammatica storia di due attivisti appartenenti al gruppo rivoluzionario americano di estrema sinistra “French 75”.
«Ora scusate, dobbiamo prenderci un Martini e andare a festeggiare», ha detto, emozionato, il regista Anderson all’annuncio della vittoria. «Ho scritto questo film per i miei figli, per chiedere loro scusa per il disordine che abbiamo lasciato nel mondo», ha aggiunto. “Una battaglia dopo l’altra” ha anche laureato miglior attore non protagonista Sean Penn, il quale – però – non era in sala a ritirare il premio, ma in viaggio verso l’Ucraina, pare per un incontro informale con il presidente Zelensky. L’Oscar di Penn è stato affidato alle mani dell’attore Kieran Culkin, che ha dichiarato: «Penn non è qui con noi perché non ha potuto o non ha voluto, quindi tocca a me ritirare il premio al suo posto».
Delusione, invece, per la mancata vittoria di Leonardo DiCaprio, candidato come miglior protagonista per la sua interpretazione dell’attivista Bob Ferguson nel film di Anderson. A dieci dall’Oscar per “The Revenant” di Alejandro González Iñárritu, Leo non è riuscito a bissare il risultato: in compenso, si è presentato alla cerimonia di premiazione sfoggiando un paio di baffi in stile anni Quaranta con cui ha fatto molto parlare di sé.
Il regista Paul Thomas Anderson con alcune delle statuette vinte per “Una battaglia dopo l’altra”
Attrici (e attori) da Oscar
L’Oscar alla miglior attrice protagonista è andato all’attrice irlandese Jessie Buckley per il ruolo di Agnes Shakespeare in “Hamnet – Nel nome del figlio” della regista cinese Chloé Zhao; mentre il premio come miglior non protagonista è stato conferito all’americana Amy Madigan per l’interpretazione di zia Gladys in “Weapons”, originale horror di Zach Cregger: la Madigan si è presa una bella rivincita sull’Academy a quarant’anni dalla prima candidatura (nel 1986, finita in un nulla di fatto) per il drammatico “Due volte nella vita” di Bud Yorkin. L’attore e regista afroamericano Michael B. Jordan ha, invece, vinto l’ambita statuetta per “I peccatori” di Ryan Coogler (ancora un horror), sbaragliando anche un concorrente come Timothée Chalamet, dato favorito con “Marty Supreme” di Josh Safdie. La performance di Coogler è stata particolarmente apprezzata, perché distribuita su due personaggi, i fratelli Smoke e Stack.
L’attrice Jessie Buckley solleva l’Oscar vinto per “Hamnet – Nel nome del figlio”
Tutti gli altri Oscar 2026
Tre premi Oscar hanno ricompensato il lavoro di Guillermo del Toro per il suo visionario Frankenstein, nelle categorie miglior scenografia, migliori costumi, miglior trucco e acconciatura. Ryan Coogler è stato premiato per la miglior sceneggiatura originale de “I peccatori”, mentre il premio per la miglior fotografia è andato a Autumn Durald Arkapaw, sempre per “I peccatori”: è la prima donna in assoluto a ottenere questo premio.
L’Oscar per i migliori effetti visivi ha laureato Joe Letteri, Richard Baneham, Eric Saindon e Daniel Barrett per “Avatar: Fuoco e cenere” di James Cameron; il premio per il miglior sonoro è stato attribuito a Gareth John, Al Nelson, Gwendolyn Yates Whittle, Gary A. Rizzo e Juan Peralta per “F1 – Il Film” di Joseph Kosinski. Il vincitore del premio nella categoria miglior colonna sonora originale è stato Ludwig Goransson per “I peccatori”, mentre il brano “Golden” di “KPop Demon Hunters”, il film d’animazione di Maggie Kang e Chris Happelhans, ha vinto quale miglior canzone originale (è la prima canzone coreana a vincere L’Oscar).
Miglior film d’animazione è stato giudicato proprio “KPop Demon Hunters”; miglior cortometraggio d’animazione, invece, il canadese “The Girl Who Cried Pearls” di Chris Lavis e Maciek Szczerbowski. Infine, per la categoria miglior documentario ha vinto “Mr. Nobody Against Putin” di David Borenstein e Pasha Talankin, che nel ricevere il premio hanno commentato: «Le democrazie muoiono quando i media sono controllati»; come miglior film internazionale è stato premiato l’acclamatissimo “Sentimental Value” del regista norvegese Joachim Trier, che nel suo discorso di ringraziamento ha sottolineato: «Ci sono 1.072 persone nei titoli di coda di questo film e le amo tutte», aggiungendo: «Tutti gli adulti sono responsabili di tutti i bambini. Non votiamo politici che non si assumono questa responsabilità sul serio».
Joachim Trier, il regista norvegese autore del film “Sentimental Value”, con il suo Oscar