Syensqo, nuova direttrice a Spinetta. Stop Solvay attacca: “Modello ancora insostenibile”
Gli attivisti: “Il vero valore di Spinetta sono le cittadine e i cittadini che non accettano più questa condizione”. E sottolineano la crescita di una mobilitazione che chiede diritto alla salute, verità e un futuro diverso
SPINETTA MARENGO – Cambio al vertice di Syensqo, il Comitato Stop Solvay: “Modello industriale ancora insostenibile”.
La nomina della nuova direttrice spinettese dello stabilimento Syensqo che ha sede nel sobborgo alessandrino, viene presentata dall’azienda come un segnale di continuità, innovazione e radicamento nel territorio. Ma proprio questo ultimo elemento è al centro delle critiche del Comitato Stop Solvay, che interviene con una nota dura nei confronti del gruppo.
Secondo il Comitato, “il legame della nuova direttrice con Spinetta Marengo – essendo nata e cresciuta nella frazione – non rappresenta un dettaglio secondario. Bensì rende ancora più evidente la contraddizione vissuta da anni dalla comunità locale: quella tra lavoro e salute“.
“Contaminazione ambientale”
“Parliamo di un sito industriale che da decenni è al centro di una delle più gravi vicende di contaminazione ambientale del territorio”, sottolineano gli attivisti. Ricordando l’impatto dell’inquinamento da Pfas e da altre sostanze su acqua, aria, suolo e sulla salute dei cittadini. “Una situazione – evidenziano – le cui conseguenze “attendono ancora verità, giustizia e bonifiche reali”.
Il Comitato chiarisce che la critica non riguarda la singola nomina, ma il modello industriale che essa rappresenta. “Indipendentemente dal progresso tecnologico e innovativo rivendicato dall’azienda, non dimentichiamo le responsabilità nei confronti del territorio e delle persone che lo abitano”, si legge nella nota.
Nel mirino degli attivisti c’è quello che viene definito un sistema che opera in un’area “profondamente compromessa”, senza che – secondo il Comitato – “siano state garantite fino in fondo bonifiche integrali, trasparenza e sicurezza”. Una scelta che viene interpretata come “la conferma di una priorità data al profitto rispetto alla tutela della salute collettiva”.
Particolarmente forte il passaggio in cui si richiama il cosiddetto “ricatto tra lavoro e salute”, ritenuto ancora oggi una realtà per la popolazione locale. “Il punto non è la singola nomina, ma il modello che rafforza”, ribadiscono gli attivisti.
Infine, il Comitato respinge la narrazione del polo chimico come “fiore all’occhiello” del territorio. “Il vero valore di Spinetta Marengo sono le cittadine e i cittadini che non accettano più questa condizione”, concludono. Sottolineando “la crescita di una mobilitazione che chiede diritto alla salute, verità e un futuro diverso”.