Alessandria: un incontro sulla comunicazione tra generazioni
Società
Giordano Panaro  
17 Aprile 2026
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18:11 Logo Newsguard
L'iniziativa

Alessandria: un incontro sulla comunicazione tra generazioni

Appuntamento domani a CentoGrigio. La psicologa Sara Angeleri: "Diamo voce ai ragazzi per ascoltare i problemi creati dai social"

ALESSANDRIA – Il 18 aprile, al Centro Centogrigio di Alessandria, il convegno ‘Costruire legami, voci in dialogo’ è un evento che promette di cambiare prospettiva sulla comunicazione tra generazioni. Per una volta, saranno gli adolescenti a parlare — di sé, dei propri disagi, delle loro paure e del loro mondo quotidiano.

Dottoressa Angeleri, da dove nasce la scelta di ribaltare la prospettiva: non più adulti che parlano di adolescenti, ma ragazzi che raccontano se stessi?

L’obiettivo è semplice ma rivoluzionario: ascoltare davvero. I ragazzi di oggi ci mandano molti segnali, ma spesso non vengono colti o finiscono per essere interpretati con le nostre categorie di adulti. Saranno loro a raccontare cosa li fa soffrire, cosa li fa sentire soli, come vivono il rapporto con i social o la pressione del giudizio altrui. È un modo per rimettere in circolo fiducia, comunicazione e autenticità con noi adulti, vissuti spesso ‘lontani’.

Come si svolgerà concretamente la mattinata?

Nella prima parte, più di taglio psicologico, che coordinerò insieme ai colleghi Roberto Lasagna e Giovanni Gay, ci sarà una tavola rotonda con adolescenti dai 15 ai 19 anni. Ragazzi e ragazze molto diversi tra loro, pronti a confrontarsi su temi come costruzione dell’identità, immagine corporea, esclusione digitale e appartenenza. Gli adulti — genitori, insegnanti e professionisti — saranno invitati ad ascoltare, intervenendo solo per capire meglio, anche con domande aperte. La seconda parte, invece, sarà dedicata al versante legale e sociale, con l’avvocata Manuela Lessio e il dottor Marco Mazzoni, che parleranno di cyberbullismo, devianze, conseguenze legali e tutela dei minori.

Lei ha parlato di ‘momento importante di ribaltamento dei ruoli’. Cos’è nella pratica?

Significa dare spazio a chi di solito non lo ha. In genere, quando si parla di giovani, sono gli adulti a spiegare come dovrebbero comportarsi. Qui è il contrario: sono i ragazzi che spiegheranno cosa provano, cosa si aspettano da noi, e cosa secondo loro non funziona nel modo in cui li osserviamo o giudichiamo o interveniamo. Non è un’accusa agli adulti, ma un invito a mettersi in discussione, con rispetto e curiosità reciproca nel rispetto dei ruoli.

Gli adolescenti sono sempre difficili da raggiungere, a volte chiusi nel proprio mondo, oggi digitale. Come si riesce a entrare in dialogo con loro?

È vero, i ragazzi possono sembrare inaccessibili, a volte sono muri di gomma, ma in realtà non lo sono, anzi, sono permeabili. Semplicemente sono sensibili ai linguaggi sbagliati o che non riconoscono. Non vogliono sentirsi giudicati, ma compresi. E’ importante usare le “giuste parole” per comunicare e per essere ascoltati, giovani ed adulti, in una relazione di reciproco riconoscimento.

Dal convegno nascerà anche un gruppo permanente di confronto?

Sì, è un’idea. Vorremmo creare un luogo fisso — reale o digitale — dove giovani e adulti possano continuare a parlarsi, a confrontarsi. Un laboratorio in cui i ragazzi avranno uno spazio per raccontarsi, e noi adulti l’occasione per comprenderli meglio. È un modo per non fermarsi all’evento, ma renderlo un punto di partenza per una progettualità.

C’è qualcosa che si augura di vedere accadere, il 18 aprile?

Mi auguro di vedere emozione, partecipazione e, soprattutto, ascolto e comprensione. Spero che genitori e insegnanti riescano a vedere i ragazzi non solo come figli o alunni, ma come persone che vivono un’epoca difficile e complessa. Se anche uno solo si sentirà capito, sarà già un successo. Il convegno non vuole dare ricette, ma aprire porte. Gli adolescenti non hanno bisogno che decidiamo per loro: hanno bisogno che camminiamo accanto a loro. E ascoltarli, davvero, non è mai una perdita di tempo.

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