Alessandria: assolte “perché il fatto non sussiste” le maestre accusate di maltrattamenti
I fatti analizzati dal Tribunale risalgono al 2018. Un’inchiesta della Polizia aveva acceso i riflettori su docenti della scuola ‘Pensogioco’ di via Nenni
ALESSANDRIA – Due insegnanti della scuola statale per l’infanzia ‘Pensogioco’ di via Nenni (Alessandria) sono state assolte “perché il fatto non sussiste” dall’accusa di maltrattamenti. Erano a processo davanti al giudice Paolo Bargero: si tratta di Paola Campailla (47 anni di Spinetta) e Cinzia Pratici (58 anni di Alessandria). La prima era difesa dagli avvocati Cosimo Maggiore e Fabrizio Mastro del foro di Torino, mentre la 58enne dall’avvocato Valeria Domenica Giordano del foro di Alessandria. Le famiglie dei bambini erano assistite dagli avvocati Vittorio Spallasso e Laura Pianezza.
I fatti risalgono al 2018: era stata un’inchiesta denominata “Beyound the gate” (Oltre il cancello) ad accendere i riflettori sul comportamento delle insegnanti.
Il pubblico ministero aveva chiesto per Paola Campailla 1 anno e 4 mesi (con le attenuanti generiche e la sospensione condizionale della pena), mentre per Cinzia Pratici aveva proposto 4 mesi (con generiche) e la riqualificazione del reato nella fattispecie più lieve del 571 del Codice penale, ovvero abuso dei mezzi di correzione.
Testimonianze in aula
Lo scorso novembre erano state due mamme, una poliziotta e un consulente, a raccontare la loro verità al processo.
Uno dei genitori, in videoconferenza, aveva raccontato come fosse venuto a conoscenza dell’indagine e di quando sua figlia tornò a casa con macchie rosse sull’orecchio. La visita dalla pediatra e successivi approfonditi esami avevano escluso problematiche serie: «La pediatra aveva sospettato una tirata d’orecchie. Ho chiesto a mia figlia – aveva evidenziato la mamma – se la maestra le avesse tirato le orecchie, e lei la mimò». Durante la testimonianza del sostituto commissario, le parti hanno proceduto alla visione di diciassette video ripresi a scuola durante l’attività investigativa. Ad audio spenti, il teste aveva identificato quali fossero le maestre. L’investigatore aveva spiegato come da quelle riprese si potessero sentire urla (rumori forti che provenivano dal corridoio e poi il pianto del bambino, in un punto dove non c’erano le telecamere) e parole inopportune.
Le indagini nel 2018
Fu la Polizia, al termine di un’indagine iniziata nel marzo 2018 con l’utilizzo di telecamere posizionate all’interno delle aule, a ipotizzare determinati comportamenti: per gli inquirenti si trattò di «maltrattamento aggravato di minore».
La segnalazione partì da quel genitore che aveva filmato il figlio mentre mimava come veniva trattato dalla maestra. Mostrò anche i messaggi che mamme e papà si scambiavano sulla chat.