Maglie sportive spedite in tutta Italia: sequestro da 700mila euro, nei guai imprenditore
Cronaca
Monica Gasparini  
30 Aprile 2026
ore
08:56 Logo Newsguard
L'operazione

Maglie sportive spedite in tutta Italia: sequestro da 700mila euro, nei guai imprenditore

Al centro dell’indagine un imprenditore di Leinì, ritenuto responsabile di un articolato traffico illecito di abbigliamento sportivo contraffatto, in particolare maglie “gara” di squadre di calcio e basket, italiane e straniere, recanti marchi falsificati di brand internazionali

TORINO – Operazione “Maglie larghe”: sequestro preventivo per oltre 700 mila euro per reato di autoriciclaggio e contraffazione di marchi dell’abbigliamento sportivo spediti poi in tutta Italia.

Un sistema strutturato e capillare, capace di distribuire maglie sportive contraffatte in tutta Italia attraverso l’e-commerce e spedizioni dirette dall’estero. È quanto emerso dall’operazione delle Fiamme Gialle di Torino, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Ivrea.

Al centro dell’indagine un imprenditore di Leinì, ritenuto – nel rispetto della presunzione di innocenza – responsabile di un articolato traffico illecito di abbigliamento sportivo contraffatto, in particolare maglie “gara” di squadre di calcio e basket, italiane e straniere, recanti marchi falsificati di brand internazionali.

L’attività investigativa, sviluppata dal Nucleo di polizia economico-finanziaria, è partita dal monitoraggio delle piattaforme di commercio elettronico e da segnalazioni delle aziende titolari dei marchi. Gli accertamenti hanno portato alla ricostruzione di un sistema ben organizzato che, nell’arco di circa due anni e mezzo, avrebbe gestito oltre 10mila ordini, con consegne effettuate su tutto il territorio nazionale.

La vendita online

Il meccanismo era basato su un modello di vendita online: l’indagato gestiva tre siti web sui quali pubblicava le immagini dei prodotti contraffatti; gli ordini venivano raccolti tramite piattaforme e-commerce con procedure automatizzate; la produzione e spedizione erano affidate a imprese con sede in Cina. La merce veniva inviata direttamente ai clienti finali tramite drop-shipping, evitando così il passaggio in un magazzino italiano e rendendo più difficile il tracciamento delle operazioni.

Secondo quanto emerso, il sistema avrebbe generato profitti illeciti per oltre mezzo milione di euro. Tali somme sarebbero state successivamente reimpiegate dallo stesso indagato – configurando il reato di autoriciclaggio – per nuovi acquisti di merce contraffatta, per l’estinzione anticipata del mutuo della propria abitazione e per investimenti finanziari, da cui sarebbero derivati ulteriori guadagni per circa 150mila euro.

Alla luce del quadro indiziario, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Ivrea, su richiesta della Procura, ha disposto un sequestro preventivo per oltre 700mila euro. Il provvedimento ha riguardato disponibilità finanziarie su conti correnti, un immobile, un’autovettura e i tre siti internet riconducibili all’indagato.

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