Pfas, ora esami del sangue alle mamme: l'iniziativa dell'on. Guarda al Parlamento europeo
ALESSANDRIA - L' europarlamentare Cristina Guarda di Europa Verde sta mobilitando le mamme al Parlamento europeo nella lotta contro i…
ALESSANDRIA – Pfas ed esami del sangue: un numeroso gruppo di alessandrini non avrebbe potuto usufruire – in Piemonte – di un macchinario in grado di analizzare gli ‘inquinanti eterni’. Dovranno recarsi – a pagamento – a Milano.
Parliamo di un macchinario che si trova in ambito ospedaliero torinese, nel reparto di Tossicologia, acquistato con fondi del Pnrr, e capace di rilevare la presenza dei Pfas nel sangue umano con tecnologie avanzate.
Secondo quanto segnalano alcuni cittadini e attivisti del territorio di Spinetta Marengo, quello strumento non sarebbe stato messo a disposizione per effettuare analisi a pagamento a chi lo ha richiesto. È da qui che riparte la rabbia di un gruppo di residenti che da anni vive sotto l’ombra dell’inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche. Un inquinamento che non nasce oggi, ma che affonda le radici in decenni di attività industriali, di allarmi ambientali, di falde compromesse e di risposte giudicate insufficienti da parte delle amministrazioni.
Pfas, ora esami del sangue alle mamme: l'iniziativa dell'on. Guarda al Parlamento europeo
ALESSANDRIA - L' europarlamentare Cristina Guarda di Europa Verde sta mobilitando le mamme al Parlamento europeo nella lotta contro i…
«Prima ci hanno detto che quel tipo di esami si potevano fare, poi nel giro di pochi giorni è arrivato il diniego. Ma non sappiamo perché», racconta Fabrizio Boschetto di Pro Natura Alessandria, che nelle ultime settimane si è mosso per ottenere controlli sanitari mirati a questo tipo di problematica. Alla fine, davanti all’impossibilità di andare a Torino, le prime analisi del sangue verranno effettuate domani, mercoledì, al Policlinico di Milano. Saranno numerose le persone che si sottoporranno ai test.
«Tre apriranno la strada, poi seguiranno tutti gli altri», spiega. Ad accompagnarli sarà Fabrizio Boschetto che, insieme ad altri Comitati, in questi mesi ha continuato a chiedere trasparenza e un confronto pubblico sul tema Pfas. Molti cittadini, partecipando agli incontri che si sono svolti nel sobborgo alessandrino tra i Comitati e la popolazione dell’alessandrino, hanno espresso il desiderio di sottoporsi alle analisi. Tra circa quaranta giorni arriveranno poi i risultati, che verranno resi pubblici nel rispetto della privacy delle persone coinvolte.
Caso Solvay: presidio davanti al tribunale per l’udienza del 12 marzo
ALESSANDRIA - Caso Solvay: la Procura della Repubblica di Alessandria aveva chiuso l’inchiesta nei confronti del polo chimico di Spinetta…
Uno dei punti che viene sollevato con forza è perché questa strumentazione destinata a misurare proprio la concentrazione dei Pfas nel sangue non sia stata messa a disposizione dei cittadini. Si parla di persone che vivono in un territorio che da anni è sottoposto a uno dei casi ambientali più discussi del Nord Italia. La sensazione, segnalano gli attivisti, è quella di un muro di silenzio. «Manca completamente la comunicazione, tutti tacciono», sottolineano.
Nel mirino finisce anche la task force regionale istituita sul tema ambientale: secondo quanto riferito, non si sarebbero più svolti incontri pubblici e non ci sarebbero stati aggiornamenti significativi sulle attività in corso.
Anche il progetto Scenarius torna al centro delle domande: il percorso, che avrebbe dovuto concludersi entro l’ottobre scorso, era stato prorogato di altri mesi. Nel frattempo, però, non ci sarebbero stati né il convegno annunciato né momenti pubblici di restituzione. «Tutto fermo, tutto silenzioso», è la percezione che serpeggia.
E poi c’è il rinnovo dei membri della Consulta ambientale. Durante la seduta, spiegano alcuni partecipanti, si è parlato del nucleare. Con un solo accenno ai Pfas di Spinetta, nonostante il tema sia stato sollevato. Ed è proprio questo che alimenta il malessere nel territorio: la sensazione di essere lasciati soli davanti a un problema che riguarda salute pubblica, ambiente e diritto all’informazione. Da anni si parla di contaminazione e di sostanze persistenti che restano nel sangue e nell’ambiente, ma chi oggi chiede di sapere cosa ha nel proprio organismo – e non rientrava nei prelievi organizzati dalla Regione – sembra essere costretto ad andare fuori dal Piemonte. Pagando cifre importanti di tasca propria.
Nel frattempo, il macchinario acquistato con fondi pubblici resta lì, a Torino. E la domanda rimbalza senza risposta: perché bisogna andare nella vicina Lombardia per poter fare quel tipo di analisi del sangue?