Pfas e gli esami del sangue: il macchinario c’è, ma “negato” ai cittadini
Una dei volontari durante i prelievi del biomonitoraggio indipendente
Cronaca
Monica Gasparini  
12 Maggio 2026
ore
07:57 Logo Newsguard
Dossier Spinetta

Pfas e gli esami del sangue: il macchinario c’è, ma “negato” ai cittadini

Un numeroso gruppo di alessandrini si sottoporrà alle analisi a pagamento in Lombardia. In Piemonte la strumentazione acquistata con denaro pubblico non sarebbe disponibile. «Perché?» Gli enti, compresa la task force regionale, piomba nel silenzio

ALESSANDRIA – Pfas ed esami del sangue: un numeroso gruppo di alessandrini non avrebbe potuto usufruire – in Piemonte – di un macchinario in grado di analizzare gli ‘inquinanti eterni’. Dovranno recarsi – a pagamento – a Milano.

Parliamo di un macchinario che si trova in ambito ospedaliero torinese, nel reparto di Tossicologia, acquistato con fondi del Pnrr, e capace di rilevare la presenza dei Pfas nel sangue umano con tecnologie avanzate.

Secondo quanto segnalano alcuni cittadini e attivisti del territorio di Spinetta Marengo, quello strumento non sarebbe stato messo a disposizione per effettuare analisi a pagamento a chi lo ha richiesto. È da qui che riparte la rabbia di un gruppo di residenti che da anni vive sotto l’ombra dell’inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche. Un inquinamento che non nasce oggi, ma che affonda le radici in decenni di attività industriali, di allarmi ambientali, di falde compromesse e di risposte giudicate insufficienti da parte delle amministrazioni.

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«Prima sì, poi il diniego»

«Prima ci hanno detto che quel tipo di esami si potevano fare, poi nel giro di pochi giorni è arrivato il diniego. Ma non sappiamo perché», racconta Fabrizio Boschetto di Pro Natura Alessandria, che nelle ultime settimane si è mosso per ottenere controlli sanitari mirati a questo tipo di problematica. Alla fine, davanti all’impossibilità di andare a Torino, le prime analisi del sangue verranno effettuate domani, mercoledì, al Policlinico di Milano. Saranno numerose le persone che si sottoporranno ai test.

«Tre apriranno la strada, poi seguiranno tutti gli altri», spiega. Ad accompagnarli sarà Fabrizio Boschetto che, insieme ad altri Comitati, in questi mesi ha continuato a chiedere trasparenza e un confronto pubblico sul tema Pfas. Molti cittadini, partecipando agli incontri che si sono svolti nel sobborgo alessandrino tra i Comitati e la popolazione dell’alessandrino, hanno espresso il desiderio di sottoporsi alle analisi. Tra circa quaranta giorni arriveranno poi i risultati, che verranno resi pubblici nel rispetto della privacy delle persone coinvolte.

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Il dubbio

Uno dei punti che viene sollevato con forza è perché questa strumentazione destinata a misurare proprio la concentrazione dei Pfas nel sangue non sia stata messa a disposizione dei cittadini. Si parla di persone che vivono in un territorio che da anni è sottoposto a uno dei casi ambientali più discussi del Nord Italia. La sensazione, segnalano gli attivisti, è quella di un muro di silenzio. «Manca completamente la comunicazione, tutti tacciono», sottolineano.

Task force nel mirino

Nel mirino finisce anche la task force regionale istituita sul tema ambientale: secondo quanto riferito, non si sarebbero più svolti incontri pubblici e non ci sarebbero stati aggiornamenti significativi sulle attività in corso.

Anche il progetto Scenarius torna al centro delle domande: il percorso, che avrebbe dovuto concludersi entro l’ottobre scorso, era stato prorogato di altri mesi. Nel frattempo, però, non ci sarebbero stati né il convegno annunciato né momenti pubblici di restituzione. «Tutto fermo, tutto silenzioso», è la percezione che serpeggia.

«Lasciati soli»

E poi c’è il rinnovo dei membri della Consulta ambientale. Durante la seduta, spiegano alcuni partecipanti, si è parlato del nucleare. Con un solo accenno ai Pfas di Spinetta, nonostante il tema sia stato sollevato. Ed è proprio questo che alimenta il malessere nel territorio: la sensazione di essere lasciati soli davanti a un problema che riguarda salute pubblica, ambiente e diritto all’informazione. Da anni si parla di contaminazione e di sostanze persistenti che restano nel sangue e nell’ambiente, ma chi oggi chiede di sapere cosa ha nel proprio organismo – e non rientrava nei prelievi organizzati dalla Regione – sembra essere costretto ad andare fuori dal Piemonte. Pagando cifre importanti di tasca propria.

Nel frattempo, il macchinario acquistato con fondi pubblici resta lì, a Torino. E la domanda rimbalza senza risposta: perché bisogna andare nella vicina Lombardia per poter fare quel tipo di analisi del sangue?

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