Alessandria: ‘Lavori Pubblici’, Comune condannato in appello per procedura “illegittima”
Sotto la lente dei giudici la procedura selettiva avviata per il conferimento di un incarico dirigenziale. La Corte d’Appello ribalta la sentenza di primo grado, dichiara illegittima la selezione e condanna l'Amministrazione a risarcire l’appellante (oltre 200 mila euro)
ALESSANDRIA – La selezione della discordia, il Comune condannato in appello: “Procedura illegittima”. Una vicenda amministrativa iniziata nell’estate del 2022 è sfociata in una causa di lavoro che, nei giorni scorsi, ha visto la Corte d’Appello ribaltare la decisione del Tribunale di Alessandria.
Riconoscendo l’illegittimità della procedura selettiva avviata dal Comune per il conferimento di un incarico dirigenziale a tempo determinato, settore Lavori Pubblici.
La storia prende avvio nel giugno 2022, alla fine della Giunta Cuttica. Quando l’amministrazione comunale decide di indire una nuova selezione pubblica dopo la scadenza del precedente incarico fiduciario.
Nel frattempo, però, cambia l’Amministrazione e il nuovo esecutivo sceglie inizialmente di sospendere la procedura. Salvo poi riattivarla a luglio introducendo alcune modifiche alle regole già fissate dalla precedente amministrazione.
Tra gli aspetti contestati dal candidato, l’architetto Fabrizio Furia, che già aveva lavorato a Palazzo Rosso, vi è anche la composizione della Commissione esaminatrice. In particolare, venne nominato un dirigente tecnico appena reintegrato in servizio dopo un periodo di sospensione. E che, in precedenza, era stato sostituito proprio dal candidato poi risultato soccombente. Secondo il ricorrente, non vi sarebbero motivi tali da giustificare la modifica della Commissione in una procedura già avviata.
Il regolamento applicato alla selezione
Ulteriori rilievi hanno riguardato il regolamento applicato alla selezione (modificato pochi giorni prima) e le modalità di svolgimento del colloquio finale. La procedura prevedeva infatti la presenza fisica dei candidati, ma uno dei partecipanti venne ammesso a sostenere il colloquio da remoto. Sui candidati iniziali (alcuni non si presentarono) soltanto due furono giudicati idonei dalla Commissione. Il ricorrente e il candidato collegato online, poi scelto dal sindaco nel settembre 2022 per l’incarico.
Da lì la decisione di intraprendere un’azione giudiziaria affidando il caso al Tribunale del Lavoro. In primo grado il giudice aveva riconosciuto alcune criticità nella gestione della procedura. Ritenendo tuttavia che le modifiche introdotte dall’amministrazione potessero essere considerate legittime. La Corte d’Appello ha invece assunto una posizione opposta, accogliendo il ricorso. E dichiarando illegittima la selezione e condannando il Comune al risarcimento del danno in favore dell’appellante (parliamo di più di duecento mila euro).
La contestazione
L’architetto Furia sostiene che il Comune abbia violato almeno tre principi fondamentali: l’immodificabilità delle regole a procedura avviata, l’assenza di motivazioni per il cambio della commissione e il mancato rispetto delle modalità previste per i colloqui.
In primo grado, il Tribunale di Alessandria ha dato ragione al Comune, la Corte d’Appello di Torino ha però ribaltato la sentenza. Ora si è in attesa delle motivazioni. Al termine di questo periodo, il Comune potrà ancora ricorrere per Cassazione.
Per Furia questa causa assume un valore più ampio sul piano amministrativo. Lo stesso ricorrente avrebbe infatti evidenziato come l’obiettivo principale della causa non fosse tanto il risarcimento, quanto piuttosto verificare la correttezza delle modalità con cui si è svolta la selezione pubblica.