Caso Solvay: patteggiamento? La procura frena: “No” alla derubricazione del disastro ambientale
Cronaca, Video
Monica Gasparini  
3 Giugno 2026
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15:44 Logo Newsguard
Dossier Spinetta

Caso Solvay: patteggiamento? La procura frena: “No” alla derubricazione del disastro ambientale

Al centro dell’udienza anche gli obblighi di bonifica previsti per gli ecoreati e la richiesta della difesa di chiamare in causa un’altra azienda come responsabile civile, contestata perché ritenuta tardiva.

ALESSANDRIA – Caso Solvay: colpo di scena all’udienza interlocutoria davanti al Gup. La difesa dei due ex dirigenti che lavorarono a Spinetta Marengo tenta la strada del patteggiamento subordinato alla derubricazione dell’ipotesi di reato, ma il pubblico ministero alza subito il muro.

Nel corso dell’udienza di questa mattina, sono state depositate le offerte reali destinate alle parti civili. I legali degli imputati, come detto, hanno preannunciato l’intenzione di chiedere il patteggiamento, subordinandolo però alla derubricazione dell’accusa da disastro ambientale colposo a inquinamento ambientale.

Una prospettiva che ha trovato l’immediata opposizione della Procura. Il pubblico ministero, infatti, ha anticipato in aula che non presterà il consenso alla richiesta, almeno così come è stata formulata questa mattina. Le difese hanno tempo fino al 10 giugno per formalizzare l’istanza, che poi verrà valutata.

La strada di un eventuale patteggiamento si intreccia con l’obbligo di bonifica: in aula scontro tra difesa e accusa. Nell’ipotesi di una definizione concordata della pena per un ecoreato, restano fermi gli obblighi previsti dall’articolo 452-duodecies del Codice penale, compresi quelli relativi alla bonifica e al ripristino dei luoghi.

Sul fronte processuale, la difesa ha chiesto la chiamata in causa di Syensqo quale responsabile civile. Richiesta negata dal Gup: l’istanza sarebbe stata presentata oltre i termini previsti.

Il tema della responsabilità civile e quello degli obblighi di bonifica sembra siano un punto centrale nel procedimento, anche se, al momento, non è dato sapere quali saranno gli sviluppi.

Il presidio fuori dal tribunale

Mentre in aula si confrontavano le parti, fuori dal Palazzo di Giustizia il movimento “Ce l’ho nel sangue” era presente con un presidio per rivendicare il diritto a vivere in un ambiente sano e ad avere giustizia.

Presente questa mattina in Alessandria anche Alice Ravinale, consigliera e capogruppo di Alleanza Verdi Sinistra (AVS) in Consiglio Regionale del Piemonte.

Nel processo sono ancora parti civili il Wwf (con gli avvocati Vittorio Spallasso e Laura Pianezza), Legambiente nazionale (con l’avvocato Cristina Carola Giordano), il circolo di Legambiente Ovada e Cgil Alessandria. Oltre a diversi cittadini. Regione Piemonte e Ministero dell’Ambiente sono impegnati in un trattativa con l’azienda che ha proposto un risarcimento.

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