Bassignana, undici pietre per custodire la memoria della Resistenza
Società
Monica Gasparini  
11 Giugno 2026
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11:14 Logo Newsguard
L'iniziativa

Bassignana, undici pietre per custodire la memoria della Resistenza

Sarà l’opera “Undici Preie” il cuore simbolico della nuova Piazza della Resistenza. Un’installazione concepita come un vero e proprio «cantiere della memoria», destinato a ricordare la lotta di liberazione e le vittime dell’eccidio della Benedicta

BASSIGNANA – Undici pietre che sfidano la gravità per raccontare la memoria. La Resistenza e il valore della pace. Sarà l’opera “Undici Preie” il cuore simbolico della nuova Piazza della Resistenza di Bassignana. Un’installazione concepita come un vero e proprio «cantiere della memoria», destinato a ricordare la lotta di liberazione e le vittime dell’eccidio della Benedicta.

L’opera sarà inserita nella nuova configurazione della piazza e si compone di undici massi disposti verticalmente, uno sopra l’altro, in un equilibrio volutamente precario. A sostenerli è un prisma triangolare realizzato con rete metallica arrugginita. Elemento che insieme alle pietre richiama il trascorrere del tempo, l’azione della natura e la necessità di custodire attivamente la memoria collettiva.

L’abbazia cistercense di Rivalta Scrivia

Le pietre provengono dal crollo della Cascina Benedicta. Le analisi mensiocronologiche condotte dall’Università di Genova su mattoni e malte hanno consentito di attribuire le murature tra il XVI e il XVII secolo. Si tratta di pietre verdi “serpentine”, tipiche dell’area appenninica dove, intorno al 1200, sorse la Grangia cistercense della Bruversa, dipendente dall’Abbazia di Rivalta Scrivia e gestita dai conversi.

Il richiamo alla Benedicta

Il richiamo alla Benedicta è inevitabile. Tra il 6 e il 12 aprile 1944, infatti, si consumò uno degli episodi più tragici della Resistenza nell’Italia settentrionale: 154 giovani partigiani provenienti da sei regioni italiane furono fucilati sul posto. Oltre 200 altri vennero catturati e deportati con carri bestiame dal vicino scalo ferroviario di Novi Ligure verso il campo di concentramento di Mauthausen, dove molti non fecero più ritorno.

A oltre tre quarti di secolo dalla fine della Seconda guerra mondiale, l’installazione vuole però essere anche un invito a guardare avanti. L’obiettivo è contribuire a superare contrapposizioni e rancori ancora presenti nella memoria collettiva, favorendo una riflessione capace di sanare le ferite personali e familiari lasciate dalla guerra civile.

Il messaggio civile dell’opera è racchiuso nel titolo e nel numero delle pietre, che richiamano l’articolo 11 della Costituzione italiana: «L’Italia ripudia la guerra». Un principio che, secondo il significato attribuito all’installazione, non rappresenta un gesto passivo ma una costruzione quotidiana e condivisa. Come le undici pietre sostenute dalla loro impalcatura, anche la democrazia e la pace sono equilibri fragili che necessitano della partecipazione e della responsabilità dei cittadini.

L’opera intende così trasmettere un messaggio semplice e universale: la pace è un equilibrio precario che si raggiunge attraverso la cooperazione. Da soli si resta frammenti di roccia isolati, insieme si può costruire una forza capace di guardare al futuro.

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