Alessandria, caso Solvay: “Non in nostro nome”, alcuni cittadini contro le transazioni
I residenti che restano parte civile nel procedimento respingono le transazioni economiche accettate o in discussione da enti pubblici e lanciano un appello a Legambiente, Wwf e Cgil: «La giustizia ambientale e la verità storica non hanno un prezzo»
ALESSANDRIA – “Indignati per la compensazione accetta dal Comune di Alessandria”: i cittadini che restano nel procedimento Solvay sfidano le transazioni. «La salute pubblica, la giustizia ambientale e la verità storica non hanno un prezzo». È un messaggio netto, senza sfumature, quello che arriva dai cittadini che hanno deciso di rimanere parte civile nel procedimento giudiziario che vede sotto accusa per un’ipotesi di disastro ambientale colposo (bis) due ex direttori dello stabilimento Solvay che lavorarono a Spinetta e la stessa azienda.
Mentre il Comune di Alessandria ha accettato una compensazione economica e mentre Regione Piemonte e Ministero dell’Ambiente stanno valutando possibili accordi transattivi, una parte della comunità coinvolta sceglie una strada diversa: restare in aula fino all’ultimo.
La loro è una presa di posizione che va oltre il piano giuridico. È una sfida aperta a una logica che, secondo i firmatari, rischia di trasformare una vicenda di enorme rilevanza ambientale in una questione economica.
«Quando abbiamo deciso di costituirci parte civile – spiegano in una lettera firmata – non lo abbiamo fatto per ottenere un risarcimento o per accettare una transazione. Abbiamo messo in gioco il nostro nome, le nostre famiglie e la nostra credibilità perché volevamo che venissero accertate responsabilità e fatti».
Indignazione evidente
Nelle parole dei cittadini emerge tutta la distanza rispetto alle scelte compiute da alcune istituzioni. L’indignazione è evidente. Per loro, accettare un accordo significa correre il rischio di attenuare il peso simbolico e pubblico di un procedimento che riguarda una delle emergenze ambientali più discusse della provincia di Alessandria e italiane.
«Siamo persone che hanno individuato un problema enorme per questo territorio. Continuiamo ad aspettare risposte mentre l’inquinamento viene monitorato con sempre maggiore precisione, ma non fermato», scrivono.
La battaglia, assicurano, non si esaurirà nelle aule giudiziarie. «Resteremo nel procedimento perché dobbiamo avere la certezza di aver fatto tutto il possibile. Ma questa non sarà l’unica strada che percorreremo».
L’appello a Legambiente, WWF e CGIL
Nel mirino finiscono anche le grandi organizzazioni che finora hanno affiancato le istanze ambientaliste. L’appello è rivolto alle strutture nazionali di Legambiente e WWF, alla sezione dell’Ovadese di Legambiente e alla CGIL: «Restate al nostro fianco. Non sottomettetevi alle logiche economiche delle grandi controparti industriali».
Parole che tradiscono una crescente diffidenza verso i livelli decisionali nazionali. I cittadini chiedono che il territorio non venga sacrificato in nome di strategie più ampie o di esigenze finanziarie destinate ad altri progetti ambientali.
«Questa terra di sacrificio merita attenzione costante. Non accetteremo che la scelta di transigere venga giustificata con la necessità di finanziare altre battaglie o altre bonifiche».
Una convinzione che si traduce in una promessa: «Non permetteremo a nessuno di oscurare le responsabilità penali e morali. Noi in silenzio non restiamo».
Mentre il dibattimento prosegue e il confronto sulle transazioni resta aperto, dalla provincia di Alessandria si alza dunque una voce che rifiuta qualsiasi mediazione economica e rivendica il diritto a ottenere, prima di tutto, verità e giustizia.
Il presidio domani mattina davanti al tribunale
Cittadini e attivisti si preparano ad effettuare un presidio domani, giovedì 25 giugno, davanti al tribunale di Alessandria in concomitanza con l’udienza davanti al Gup del caso Solvay.
La lettera aperta
Siamo i cittadini che ancora restano all’interno del procedimento a carico dei due ex direttori e dello stabilimento Solvay, e la voce di tutti coloro che ci sostengono, ma per diversi motivi hanno scelto di non costituirsi parte. Siamo indignati per la compensazione accetta dal Comune di Alessandria e ci indigniamo per le transazioni ancora in divenire di Regione e Ministero: la salute pubblica, la giustizia ambientale e la verità storica non hanno un prezzo, non per noi.
Quando abbiamo deciso di costituirci, esponendo il nostro nome e le nostre famiglie, non lo abbiamo fatto con lo scopo di accettare una transazione economica. Non permetteremo a nessuno di oscurare la responsabilità penale e morale.
Siamo persone che hanno individuato un problema (enorme per la Provincia di Alessandria), che continuano ad aspettare risposte, e subiscono un inquinamento che viene misurato sempre più attentamente ma mai fermato.
Resteremo all’interno del procedimento perché a prescindere dal risultato, dobbiamo avere la certezza di aver fatto tutto il possibile.
Questa, ovviamente, non sarà l’unica strada che percorreremo.
Oggi e domani chiediamo alle Associazioni Nazionali Legambiente e WWF, all’associazione locale Legambiente dell’Ovadese e al sindacato CGIL di restare al nostro fianco e di non sottomettersi alle logiche economiche delle grandi controparti industriali.
Questa nostra terra di sacrificio merita costante attenzione, che non provino nemmeno le sezioni nazionali a giustificare la scelta transattiva con la necessità di finanziare altre battaglie o progetti di bonifica diffusi, non ce lo meritiamo.
Raddoppieremmo gli sforzi, con una profonda e amara diffidenza verso le strutture centralizzate… Noi in silenzio non restiamo!