Inceneritore di Cengio, assemblea gremita ad Acqui: “La salute non è negoziabile”
Società
Gian Luca Ferrise  
26 Giugno 2026
ore
10:28 Logo Newsguard
L'incontro

Inceneritore di Cengio, assemblea gremita ad Acqui: “La salute non è negoziabile”

Sala dell'ex Kaimano piena per l'incontro promosso dalle associazioni ambientaliste. Amministratori, tecnici e cittadini ribadiscono il no al progetto e chiedono di fermare l'iter per l'impianto previsto nell'ex area Acna

ACQUI TERME – La preoccupazione cresce e la partecipazione lo dimostra. L’assemblea pubblica organizzata dal coordinamento delle associazioni ambientaliste della Valle Bormida contro il progetto dell’inceneritore nell’ex area Acna di Cengio ha richiamato giovedì sera centinaia di persone all’ex Kaimano di Acqui Terme. La sala conferenze si è rivelata insufficiente per contenere il pubblico e molti cittadini hanno seguito gli interventi dall’esterno.

L’obiettivo dell’incontro era ribadire il no alla realizzazione dell’impianto e fare il punto sull’iter amministrativo che potrebbe portare alla costruzione del termovalorizzatore.

Gallizzi: «La valle non può diventare una pattumiera»

Ad aprire la serata è stato l’assessore alla Cultura e ai Lavori pubblici del Comune di Acqui Terme, Michele Gallizzi. «Ci sono continue minacce per la nostra valle – ha affermato –. Come amministrazione comunale ribadiamo il nostro fermo no alla realizzazione dell’impianto a Cengio. La Valle Bormida non deve diventare una pattumiera interregionale. Il nostro no non è negoziabile perché c’è di mezzo la salute di tutti».

Ad analizzare la situazione ambientale dell’ex stabilimento Acna è stato Camillo Cordasco, storico esponente del movimento ambientalista. Secondo Cordasco, nel sito non sarebbe mai stata effettuata una bonifica completa ma soltanto una parziale messa in sicurezza. Restano ancora presenti rifiuti, mentre continua ad aumentare il percolato prodotto dall’area.

«Dalla zona A1 vengono estratti ogni giorno circa 75 metri cubi di acque contaminate, pari a oltre 27 mila metri cubi all’anno – ha spiegato –. Rimangono inoltre fanghi e sostanze altamente inquinanti come diossine, furani e metalli pesanti».

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L’iter del progetto

A ricostruire il percorso amministrativo è stato Renato Galliano, rappresentante del coordinamento che riunisce sedici associazioni ambientaliste tra Piemonte e Liguria. L’iter è iniziato con la delibera della Regione Liguria del 6 febbraio 2025, che individuava cinque possibili aree per un impianto da 330 mila tonnellate annue, tra cui Cengio.

Successivamente, con una nuova delibera del 19 dicembre 2025, la capacità prevista è stata ridotta a 220 mila tonnellate l’anno, eliminando però l’obbligo di adesione del Comune ospitante, mentre l’opera è stata dichiarata strategica dalla Regione. Il successivo avviso esplorativo ha raccolto sei manifestazioni di interesse relative alla Valle Bormida e una esterna al territorio, senza però alcuna adesione formale da parte dei Comuni interessati.

Le preoccupazioni dei comitati

Tra i timori emersi durante l’assemblea c’è quello che l’impianto possa in futuro trattare anche rifiuti industriali e sanitari, oltre a quelli urbani. Le associazioni hanno inoltre evidenziato le possibili ricadute ambientali derivanti dalle emissioni atmosferiche, dall’aumento del traffico pesante per il trasporto dei rifiuti e dalla necessità di conferire in discarica le ceneri residue della combustione.

È stato ricordato anche come, secondo la gerarchia europea per la gestione dei rifiuti, l’incenerimento rappresenti una soluzione residuale, preceduta da prevenzione, riutilizzo e riciclo.

No unanime all’impianto

L’assemblea si è conclusa con una posizione condivisa da amministratori locali, associazioni e cittadini. Proseguire la mobilitazione per impedire la realizzazione dell’inceneritore nell’ex area Acna di Cengio, ritenuto incompatibile con la tutela ambientale e sanitaria della Valle Bormida.

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