Peo Luparia, Alessandria e le molte cose che “è stato”
Atleta, promotore di iniziative, giovanile anche a 86 anni. Non viveva senza sport, ora è lo sport a dover vivere senza di lui. Il decesso il giorno dopo la scomparsa di Bolloli. E qualche analogia c'è
ALESSANDRIA – Raccontare Peo Luparia è arduo quanto scalare il Kilimangiaro, cosa che – peraltro – lui ha fatto per festeggiare l’arrivo del nuovo millennio. Oppure è complicato come percorrere chilometri e chilometri in bicicletta, a ottant’anni e spingi, cosa che – peraltro – lui ha continuato a fare, malgrado il suo fisico abbia dovuto sopportare 33 fratture e 14 interventi chirurgici.
Raccontare Peo Luparia è un’impresa, talmente tanto è stato quest’uomo 86enne, monferrino come quelli di San Salvatore (dove è nato), alessandrino per logica, ma dal pensiero senza confini. Moderno sempre, adeguato ai tempi, lucido di pensiero, perennemente giovane, visionario il giusto.
Peo Luparia e il piacere dello stare insieme
Se n’è andato oggi. Ha lasciato le figlie Roberta e Manuela, e i nipoti. Era all’hospice, un luogo dove ti accompagnano a miglior vita, anche se tu di voglia di stare qui ne avresti ancora molta. Perché, malgrado le fatiche dell’età, Luparia era una continua fucina di iniziative, sempre all’insegna dello sport, ovvero la sua vita.
Una passione che ha condiviso con molti, non solo gareggiando finché ha potuto, ma organizzando convegni, incontri, conferenze, invitando questo o quel campione, cercando di essere sempre un esempio per i ragazzi ai quali spiegava che lo sport è cultura, ma anche disciplina. E’ il piacere del condividere le emozioni delle gare. O, semplicemente, dello stare insieme.
Giorni di lacrime
La notizia della morte di Pierluigi Luparia, noto ai più come Peo, arriva a poche ore di distanza da quella della scomparsa di Silvio Bolloli. Il destino non fa sconti. Non ti sei ancora asciugato le lacrime, che ti dà occasione per piangere ancora, o almeno commuoverti.
Cerchi analogie fra i due e ne trovi, cominciando dall’amore per i Grigi, un tifo antico quello di Peo, una passione da raccontare alla radio, quella di Silvio. E’ stata gente di parola e di parole, uno assicuratore, l’altro avvocato. Ed entrambi si sono spesi per la città attraverso soprattutto i club di servizio, la versione in giacca e cravatta del volontariato, fondamentale qui come altrove.
Come sempre, e per fortuna, restano i ricordi. E gli archivi vengono in aiuto. Alla voce Luparia, spuntano i successi sportivi quando frequentava il Vinci (è stato anche presidente degli ex allievi…). Lanciava il disco e gettava il peso. Si è cimentato nel calcio e poi nel rugby. Era una promessa della palla ovale, ma vent’anni ebbe un incidente, restò a lungo in coma. Gli ordinarono di rinunciare a fare sport. Disubbidì senza se e senza ma, e si diede all’alpinismo. Fondò la sezione Cai di San Salvatore e cominciò a scalare montagne, Kilimangiaro compreso (col Cai di Tortona).
Rialzarsi dopo le cadute
Lo si ricorda anche impegnato nel triathlon, e pure nello sci, per giustificare il suo essere fondatore del club Frecce Bianche.
Fosse qui, ci aiuterebbe nella stesura di queste righe elencando i campioni dello sport che ha portato ad Alessandria per impreziosire i tanti eventi da lui organizzati col marchio Panathlon, associazione di cui era presidente. E’ spesso caduto e si è sempre rialzato. Anche da ciclista. Anche (spesso soprattutto) con l’aiuto dei chirurghi.
Non poteva vivere senza lo sport. Ora sta allo sport cercare di vivere senza di lui. Se riuscisse (anzi, se riuscissimo) a trarre linfa dai suoi esempi, il più sarebbe fatto.