Alessandria, Elisabetta Gandini e l’impegno silenzioso
Classe 1950, morta all'hospice che aveva contribuito a fondare. Grazie a lei, l'ospedale ha la biblioteca. "Ora intitoliamogliela". La cremazione a Valenza
ALESSANDRIA – Elisabetta Gandini è stata una di quelle persone che non fanno notizie, pur essendo fondamentali. Classe 1950, è morta all’hospice di Alessandria, quel ‘Gelso’ che lei, molto attiva (anche) nel mondo del volontariato, contribuì a far sorgere.
E’ stata, soprattutto, la fondatrice della biblioteca dell’ospedale. Meticolosità, precisione e cura dei dettagli sono state caratteristiche basilari per la catalogazione di libri preziosi e testi fondamentali che, recuperati in vari reparti, sono stati messi a disposizione di personale sanitario che ha potuto approfittare delle sue competenze. E che, ancora, da quel lavoro certosino trae benefici.
Non a caso, l’ex direttore sanitario Giancarlo Forno ha proposto di intitolarle la biblioteca. Un’iniziativa tanto semplice quanto doverosa.
L’impegno di Elisabetta Gandini
Non va poi dimenticato che Elisabetta Gandini, agli albori della carriera, lavorò a a contatto con pazienti psichiatrici, affiancando anche Franco Basaglia, il celebre neurologo al quale si deve la legge che ha rivoluzionato la psichiatria (con la chiusura dei manicomi).
Successivamente, la Gandini è stata anche promotrice di molte iniziative solidali. Ha collaborato, tra l’altro, con l’associazione Fulvio Minetti (quella che opera all’hospice) e con ‘Nessuno escluso’, l’ambulatorio allestito nei locali della Caritas in cui si erogano prestazioni a persone indigenti o, comunque, in difficoltà.
“Senza il contributo di Elisabetta – ammette il dottor Alberto Prete, presidente di ‘Nessuno escluso’ – saremmo stati in grandi difficoltà nel disbrigo di pratiche burocratiche”.
Gli amici del liceo
Alessandrina orgogliosamente degli Orti, con marito italiano ma originario della Repubblica Ceca, Elisabetta Gandini si è anche distinta per giovialità e allegria. La foto di questo articolo è quella che lei ha tenuto sul suo stato WhatsApp, “fin da quando ha avuto il cellulare”, come spiega il dottor Francesco Vaccarella che, nell’immagine in questione, è quello che suona la chitarra.
“Con noi ci sono Mauro Deambrogio ed Ennio Arnolfo – racconta Vaccarella – tutti compagni al liceo Scientifico, i primi, nel 1969, ad aver affrontato l’esame di maturità semplificato. Questa foto dice molto di Elisabetta e del suo entusiasmo. Dopo il liceo, ci siamo persi di vista, ritrovandoci poi in ospedale dove, il suo impegno in biblioteca, è stato basilare per noi medici, compresi luminari come Montanaro o Spinoglio. E poi voglio ricordare il suo ruolo nel volontariato, e anche le amiche di cui si circondava sono impegnate nel sociale”.
Elisabetta Gandini ha rinunciato al funerale. Tra le sue volontà, la cremazione, pratica a cui è stata sottoposta oggi a Valenza.