Carceri piemontesi, il Sappe: “Oltre 4.500 detenuti, servono più agenti”
Il sindacato della Polizia Penitenziaria denuncia il sovraffollamento negli istituti della regione e chiede un rafforzamento degli organici, una nuova guida per il Provveditorato e una riforma dell'esecuzione penale
ALESSANDRIA – Le carceri piemontesi continuano a fare i conti con il sovraffollamento e con una cronica carenza di personale. A lanciare l’allarme è il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (Sappe). Che fotografa una situazione definita sempre più critica. Nelle tredici strutture penitenziarie della regione sono infatti detenute circa 4.500 persone, a fronte di una capienza regolamentare di 3.900 posti. Secondo il sindacato, questa pressione si riflette direttamente sulle condizioni di lavoro degli agenti di Polizia Penitenziaria e sulla gestione quotidiana degli istituti.
A evidenziare le maggiori criticità è Vicente Santilli, segretario nazionale del Sappe per il Piemonte. «Il dato è particolarmente significativo in alcuni istituti. A Biella, da gennaio a oggi, si registra un incremento di circa 70 detenuti, mentre nella Casa circondariale di Torino l’aumento è di circa 500 presenze. Tutto questo determina enormi criticità nell’organizzazione del lavoro del personale di Polizia Penitenziaria, già costretto a operare in condizioni di forte sofferenza».
Per questo motivo il Sappe auspica che le prossime assegnazioni di agenti provenienti dai corsi di formazione tengano conto delle esigenze degli istituti piemontesi, dove il rafforzamento degli organici viene considerato ormai improcrastinabile.
Critiche alla gestione regionale
Il sindacato rivolge anche un duro giudizio all’attuale gestione del Provveditorato regionale dell’Amministrazione penitenziaria. «Negli ultimi anni – osserva – la situazione è rimasta sostanzialmente immutata. Le criticità denunciate si ripetono puntualmente: sovraffollamento, carenze di personale, organizzazione sempre più difficile e crescente pressione sugli appartenenti al Corpo».
Secondo il sindacato, il Piemonte avrebbe bisogno di «una guida autorevole e moderna». Capace di coniugare le esigenze della sicurezza con quelle del trattamento rieducativo dei detenuti attraverso iniziative concrete e innovative.
La proposta: meno carcere per i reati minori
Sul tema interviene anche il segretario generale Donato Capece, che rilancia la necessità di una riforma complessiva dell’esecuzione penale. «Ripensare il sistema penitenziario – afferma – non significa indebolire la risposta dello Stato alla criminalità. Ma renderla più razionale, efficace e coerente con i principi costituzionali».
Il sindacato propone di limitare il ricorso alla detenzione per i reati meno gravi. Privilegiando così misure alternative, messa alla prova e lavori socialmente utili per le condanne fino a tre anni, in assenza di particolare pericolosità sociale. Per le pene superiori ai tre anni, poi, il Sappe immagina “istituti meno affollati. Nei quali sia realmente possibile sviluppare percorsi di lavoro, formazione e reinserimento sociale. Resterebbe invece un circuito specifico dedicato ai detenuti di alta sicurezza, appartenenti alla criminalità organizzata e al terrorismo”.
«Serve una riforma strutturale»
Per il Sappe, quindi, la situazione delle carceri piemontesi “conferma la necessità di intervenire contemporaneamente su più fronti. Potenziare gli organici della Polizia Penitenziaria, ridurre il sovraffollamento e avviare una riforma dell’esecuzione penale. Che sia capace di conciliare sicurezza, legalità e finalità rieducativa della pena”.