Strasburgo: Chat control, più privacy ma resta il nodo degli abusi online
Via libera dell'Eurocamera alla proroga fino all'aprile 2028, con l'esclusione delle chat criptate dai controlli. L'iter non è concluso: il testo dovrà ora passare al vaglio del Consiglio Ue
STRASBURGO – Chat control, l’Eurocamera salva la proroga ma tutela le chat criptate.
Tutela dei minori dagli abusi sessuali online, senza però sacrificare la riservatezza delle comunicazioni private. È il punto di equilibrio indicato dal Parlamento europeo nel voto (della scorsa settimana) sul cosiddetto “Chat control”, la deroga alle norme europee sulla e-privacy che consente ai fornitori di servizi digitali di individuare volontariamente contenuti riconducibili ad abusi sessuali e adescamento di minori.
Che cosa significa?
Il cosiddetto “Chat control” è un insieme di norme europee che punta a contrastare la diffusione di materiale pedopornografico e l’adescamento online dei minori. La deroga attualmente in discussione consente ai fornitori di alcuni servizi di comunicazione di individuare e segnalare volontariamente contenuti sospetti nelle comunicazioni private, in deroga alle regole sulla riservatezza previste dalla normativa europea sulla e-privacy. Proprio il delicato equilibrio tra protezione dei minori e tutela della privacy è al centro del dibattito politico e giuridico.
I voti di Strasburgo
Riunita a Strasburgo, l’Eurocamera ha respinto la proposta di bocciare la posizione del Consiglio dell’Unione europea, che chiedeva di prorogare fino al 2028 la deroga scaduta il 3 aprile. I voti contrari al rigetto sono stati 286, quelli favorevoli 276, con 30 astensioni. Sarà quindi consentito fino ad aprile 2028 ai fornitori di servizi di individuare volontariamente casi di abuso sessuale su minori e di adescamento di minori nelle comunicazioni private sui propri servizi, nonché di rimuovere e segnalare il relativo materiale.
Il Parlamento ha tuttavia modificato il testo proposto dal Consiglio, introducendo l’esclusione dall’ambito di applicazione per le comunicazioni protette dalla crittografia end-to-end, come quelle scambiate attraverso applicazioni quali Signal e WhatsApp.
La normativa permette ai fornitori di servizi di effettuare controlli sulle comunicazioni private per rilevare immagini e video di abusi sessuali sui minori e possibili casi di adescamento online. Con l’emendamento approvato, però, queste attività non potranno riguardare le conversazioni cifrate da un’estremità all’altra, nelle quali soltanto mittente e destinatario possono accedere ai contenuti.
La posizione adottata dall’Eurocamera prova quindi a tenere insieme due esigenze: rafforzare la protezione dei minori negli ambienti digitali e garantire il diritto alla privacy e alla riservatezza delle comunicazioni.
Il testo era arrivato all’esame dell’Aula per la seconda volta, dopo una prima lettura bocciata dagli eurodeputati. La questione, hanno spiegato all’ANSA gli uffici di presidenza del Parlamento europeo, è stata nuovamente “sollevata dai gruppi”.
L’emendamento sulla crittografia
Il Partito popolare europeo ha parlato di “un passo in avanti” nel contrasto agli abusi sessuali sui minori online, criticando però l’emendamento sulla crittografia (la crittografia end-to-end è un sistema di sicurezza che rende leggibili i messaggi solo a chi li invia e a chi li riceve).
L’iter, in ogni caso, è ancora lontano dalla conclusione. La proroga potrà entrare in vigore soltanto con l’approvazione del Consiglio dell’Unione europea, chiamato ora a esaminare il testo modificato dal Parlamento. Se le due istituzioni non dovessero raggiungere un accordo, potrebbe essere convocato un comitato di conciliazione. In assenza di un compromesso anche in quella sede, l’intera proposta decadrebbe.
Il voto dell’Eurocamera è arrivato nello stesso giorno in cui il Garante italiano ha rilevato criticità nelle misure adottate per tutelare i minori.
Le possibili criticità
L’esclusione delle comunicazioni protette dalla crittografia end-to-end rappresenta una garanzia importante per la privacy, ma potrebbe ridurre l’efficacia degli strumenti di individuazione degli abusi. Proprio le piattaforme cifrate, infatti, possono essere utilizzate anche da soggetti che condividono materiale illegale o cercano di adescare minorenni, contando sulla difficoltà di accesso ai contenuti da parte dei fornitori e delle autorità.
Il rischio è quindi quello di creare una zona particolarmente difficile da controllare. La tutela della crittografia impedisce forme di sorveglianza generalizzata e protegge giornalisti, attivisti, professionisti e semplici cittadini, ma può contemporaneamente limitare la possibilità di intercettare comportamenti pericolosi prima che producano conseguenze concrete.
Un secondo elemento critico riguarda la frammentazione delle regole. Se i controlli saranno ammessi su alcuni servizi e vietati su quelli cifrati, gli utenti malintenzionati potrebbero semplicemente spostarsi verso le piattaforme che garantiscono un livello maggiore di riservatezza. Ciò potrebbe rendere meno incisiva la normativa e aumentare la dipendenza da strumenti investigativi tradizionali, segnalazioni degli utenti e attività sotto copertura.
Resta poi aperto il problema dell’affidabilità delle tecnologie utilizzate per rilevare contenuti illeciti. I sistemi automatici possono produrre falsi positivi, segnalando come sospette immagini o conversazioni innocue, con conseguenze potenzialmente rilevanti per la reputazione e i diritti delle persone coinvolte. Al contrario, potrebbero non riconoscere contenuti manipolati, codificati o generati attraverso sistemi di intelligenza artificiale.
La decisione del Parlamento europeo evita dunque che la protezione dei minori si traduca in un controllo indiscriminato delle comunicazioni private. Allo stesso tempo, però, lascia irrisolta la questione centrale: come intervenire efficacemente negli spazi digitali cifrati senza indebolire la sicurezza delle comunicazioni di milioni di cittadini. La risposta, più che in una sorveglianza generalizzata, potrebbe richiedere maggiori investimenti nella prevenzione, nell’educazione digitale, nella moderazione delle piattaforme e nelle capacità investigative delle autorità.