Piemonte, sì al contrasto dello sfruttamento in agricoltura
Via libera unanime della Commissione Legalità al documento conclusivo sullo sfruttamento lavorativo in agricoltura. Tra le proposte, più tutele per i lavoratori, prevenzione, controlli e responsabilità della filiera
TORINO – Sfruttamento lavorativo in agricoltura, via libera unanime al documento conclusivo della Commissione Legalità.
Approvato all’unanimità dalla Commissione Legalità del Consiglio regionale del Piemonte il documento conclusivo del gruppo di lavoro sullo sfruttamento lavorativo in agricoltura, frutto di oltre un anno di audizioni con enti, associazioni e realtà impegnate sul tema.
Criticità strutturali comparto
Il documento individua le principali criticità strutturali del comparto: carenza di manodopera a fronte di una domanda sempre più specializzata, necessità di riformare il sistema dei decreti flussi, assenza di un efficace sistema pubblico di incontro tra domanda e offerta di lavoro, carenze nell’accoglienza dei lavoratori stagionali, compressione dei margini delle imprese agricole lungo la filiera e un dibattito sulle migrazioni spesso affrontato in chiave ideologica anziché come questione legata al lavoro.
Tra le proposte avanzate, particolare attenzione è dedicata all’accoglienza e alle condizioni abitative dei lavoratori stagionali. Il consigliere Mauro Calderoni (Pd) ha sottolineato la necessità di una normativa regionale che favorisca un’accoglienza di qualità con standard verificabili, costi trasparenti e il coinvolgimento dei datori di lavoro, sostenuto da incentivi. Ha inoltre indicato la necessità di sviluppare soluzioni abitative per i lavoratori più stabili, rafforzare il trasporto pubblico stagionale e valorizzare strumenti già esistenti come la Rete del Lavoro Agricolo di Qualità.
Strumenti di prevenzione
Il documento punta anche su strumenti di prevenzione, come gli indici di congruità, che consentono di stimare il reale fabbisogno di manodopera e individuare eventuali anomalie tra lavoro dichiarato e necessario. Secondo la consigliera Giulia Marro (Avs), il voto unanime rappresenta un risultato significativo perché certifica una lettura condivisa di un fenomeno strutturale, confermato anche dal dossier Grappoli amari sulle Langhe, e apre la strada a una migliore programmazione del lavoro stagionale e a controlli più mirati.
Ampio spazio è dedicato anche alla responsabilità della filiera, con particolare riferimento alla Grande distribuzione organizzata. La consigliera Monica Canalis (Pd), vicepresidente della III Commissione, ha evidenziato la necessità di coinvolgere maggiormente la Gdo affinché garantisca condizioni economiche compatibili con il lavoro regolare, rafforzando al contempo i controlli sul lavoro irregolare e sul collocamento obbligatorio dei lavoratori svantaggiati e promuovendo percorsi di formazione linguistica e sulla sicurezza attraverso le agenzie accreditate.
Bollino del lavoro etico
Tra le proposte figura inoltre l’istituzione di un marchio regionale del lavoro di qualità, un “bollino del lavoro etico”, illustrato dal consigliere Pasquale Coluccio (M5S), destinato alle aziende che rispettano i diritti dei lavoratori. Il marchio dovrebbe basarsi su controlli indipendenti e verificabili e prevedere interventi della Regione sui disciplinari di competenza nei casi di violazioni accertate.
La presidente del gruppo Avs Alice Ravinale ha infine richiamato l’esperienza del progetto ministeriale Common Ground, coordinato dalla Regione Piemonte, chiedendo che gli strumenti sviluppati non vadano dispersi con la fine dei finanziamenti e possano essere estesi anche ad altri settori, come logistica ed edilizia, dove il fenomeno dello sfruttamento lavorativo resta rilevante.