Crisi riso, Confagricoltura: “Importazioni in aumento, a rischio i produttori”
Il comparto risicolo attraversa una fase difficile tra prezzi in calo e concorrenza estera. Il 30 luglio è convocato il tavolo nazionale con il ministro Lollobrigida. Nel Monferrato circa 8mila ettari sono coltivati a riso
ALESSANDRIA – La risicoltura italiana attraversa una fase di forte difficoltà. A preoccupare è il costante aumento delle importazioni di riso dai Paesi extra Unione Europea. Che sta comprimendo i prezzi riconosciuti ai produttori e mettendo a rischio la sostenibilità economica delle aziende agricole. L’allarme arriva da Confagricoltura, che chiede interventi urgenti per tutelare un settore strategico per l’agricoltura nazionale.
La situazione sarà al centro del tavolo nazionale convocato per il 30 luglio alla presenza del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, richiesto da tempo dall’organizzazione agricola.
Prezzi in calo e importazioni in crescita
Secondo Confagricoltura, nonostante la disponibilità complessiva di prodotto sia sostanzialmente stabile rispetto alla scorsa campagna, il mercato registra una marcata contrazione. Le quotazioni del riso alla produzione continuano infatti a diminuire. Riducendo di conseguenza i margini economici delle aziende agricole e aggravando una situazione già critica.
A incidere maggiormente è l’incremento delle importazioni provenienti da Paesi extra Ue. Che alimentano un eccesso di offerta sul mercato europeo e rendono più difficile valorizzare il riso prodotto in Italia. Nei primi tre mesi del 2026 le importazioni in volume sono aumentate del 29% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e del 47% rispetto a due anni fa. In termini di valore, l’incremento è stato del 17% dal 2024.
Confagricoltura: «Servono misure di tutela»
Per fronteggiare la crisi, Confagricoltura Alessandria sostiene la necessità di introdurre strumenti di protezione del mercato. A partire da una revisione del regime Eba (Everything But Arms), che consente ad alcuni Paesi di esportare nell’Unione Europea senza dazi e quote. L’organizzazione propone inoltre una revisione delle tariffe doganali e l’introduzione di un dazio specifico sul riso bianco. Oltre a un rafforzamento dei controlli sulle importazioni.
Tra le richieste figurano anche incentivi per favorire i contratti di filiera, una migliore programmazione delle produzioni, misure a sostegno dello stoccaggio. E, anche, la promozione di pratiche agricole orientate al risparmio idrico e a una maggiore aggregazione dei produttori.
Il Piemonte guida la produzione nazionale
La tutela del comparto assume un’importanza particolare in Piemonte, che rappresenta la prima regione risicola italiana, con circa il 52% della produzione nazionale. Anche il territorio alessandrino riveste un ruolo significativo: nel Casalese sono infatti coltivati circa 8mila ettari di riso. Una superficie che contribuisce in modo rilevante all’economia agricola provinciale.
Secondo Confagricoltura, senza interventi concreti il rischio è che molti imprenditori agricoli decidano di abbandonare la coltivazione del riso. A favore, magari, di produzioni più remunerative, con conseguenze economiche e occupazionali per un settore che rappresenta una delle eccellenze dell’agricoltura italiana.