Delitto di Casale Monferrato, la Cassazione conferma il carcere per Luca Meloni
Luca Meloni, il presunto omicida (a sinistra) con la vittima Fabio Spiga (a destra)
Cronaca
25 Luglio 2026
ore
14:27 Logo Newsguard
La decisione

Delitto di Casale Monferrato, la Cassazione conferma il carcere per Luca Meloni

La Suprema Corte conferma la decisione del Tribunale di Sorveglianza: le condizioni di salute del 47enne, condannato a 21 anni e 6 mesi per l'omicidio del marito Fabio Spiga, sono compatibili con la detenzione e con le cure garantite in carcere

CASALE MONFERRATO – La condanna resta da scontare in carcere. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dai legali di Luca Meloni, 47 anni, confermando quanto già stabilito dal Tribunale di Sorveglianza in merito alla richiesta di differimento della pena per motivi di salute.

Meloni, condannato in via definitiva a 21 anni e 6 mesi di reclusione per l’omicidio del marito Fabio Spiga e per la rapina del suo bancomat, continuerà quindi a rimanere detenuto. I giudici hanno ritenuto che le sue condizioni cliniche, pur rilevanti, non siano incompatibili con il regime carcerario.

“Cure adeguate”

La decisione si fonda sulle relazioni sanitarie acquisite nel corso del procedimento, dalle quali emerge che il detenuto riceve cure adeguate all’interno del carcere di Verbania, struttura dotata del Servizio di assistenza intensiva (Sai), con la possibilità di usufruire, quando necessario, di strutture sanitarie esterne. Secondo i magistrati, le terapie praticate in ambito penitenziario non risultano inferiori a quelle che potrebbero essergli garantite al domicilio e le sue condizioni non gli impediscono di partecipare consapevolmente al percorso rieducativo previsto dalla pena.

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Impugnato il provvedimento

La difesa aveva impugnato il provvedimento sostenendo che la motivazione del Tribunale di Sorveglianza fosse illogica. La Suprema Corte ha però dichiarato il ricorso infondato, ricordando che il differimento dell’esecuzione della pena per ragioni di salute può essere disposto solo quando l’infermità comporti un concreto pericolo di vita, renda impossibile assicurare cure adeguate in carcere oppure provochi sofferenze ulteriori e sproporzionate, in contrasto con il diritto alla salute e con il senso di umanità. Circostanze che, nel caso di Meloni, non sono state riscontrate.

L’uomo era stato inizialmente condannato a 25 anni dalla Corte d’Assise di Novara nell’aprile 2022. In appello la pena era stata rideterminata in 21 anni per l’omicidio e sei mesi per la rapina, contestata dalla Procura di Vercelli quale movente del delitto.

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La ricostruzione

Secondo la ricostruzione dell’accusa, il 26 ottobre 2020 Meloni, alterato dall’assunzione di stupefacenti, rientrò nell’abitazione di Casale Monferrato dove viveva con il marito Fabio Spiga. Al termine di una violenta lite lo colpì con un coltello da cucina infliggendogli oltre 130 coltellate. La vittima tentò di difendersi, ma senza riuscire a sottrarsi all’aggressione.

Dopo l’omicidio, Meloni si impossessò del bancomat del coniuge, prelevò 2.400 euro. Trascorse la notte fuori casa e vi fece ritorno soltanto il giorno successivo, rimanendo per oltre 24 ore accanto al corpo senza vita del marito prima di contattare le forze dell’ordine. Nel corso del processo era stato dichiarato capace di intendere e di volere.

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