Merlino è l'uomo chiave del primo consiglio comunale di Valenza
VALENZA - Al primo appello del primo consiglio comunale della Giunta Ballerini, Luca Merlino è assente. Arriverà qualche minuto dopo: poco…
VALENZA – Due dimissioni sul tavolo, una lettera rimasta senza risposta e un sindaco che non le manda a dire: a tre giorni dal consiglio comunale del 30 luglio, la minoranza di Valenza rompe gli indugi e apre le ostilità sulle commissioni.
Marilena Griva, Alessia Zaio e Alessandro Deangelis accusano la maggioranza di essersi presa un campo che non le spettava; Luca Ballerini replica parlando di ultimatum e forzature. Le posizioni, come si vedrà, sono agli antipodi — e la seduta si preannuncia tutt’altro che ordinaria.
Al centro di tutto c’è la Commissione Bilancio. Griva, Zaio e Deangelis sostengono che la maggioranza abbia messo il naso dove non doveva: intervenendo, cioè, nella scelta dei rappresentanti che spetterebbe alla sola minoranza designare.
Una manovra che i tre bollano, senza troppi giri di parole, come «un’invasione del campo altrui». Un rapido riepilogo: al momento delle proposte, dopo i nomi di Deangelis e Davide Varona, Merlino (che di fatto è all’opposizione) si era autocandidato, finendo per venire eletto insieme a Varona (e al posto di Deangelis) con i voti della maggioranza.
Merlino è l'uomo chiave del primo consiglio comunale di Valenza
VALENZA - Al primo appello del primo consiglio comunale della Giunta Ballerini, Luca Merlino è assente. Arriverà qualche minuto dopo: poco…
«È venuto meno il rispetto tra le parti – scrivono i capigruppo – e il fatto di riconoscere a ciascuno il proprio ruolo sulla base del responso elettorale». Di qui l’appello al sindaco perché lasci alla minoranza, e soltanto ad essa, il compito di indicare i propri due nomi in commissione: Deangelis e Varona, appunto. Con tanto di ultimatum politico allegato: finché non saranno riconosciuti «merito politico e rappresentanza» all’opposizione non ci sarà nessuna intesa per completare le altre commissioni. La collaborazione, chiosano, è stata «predicata, ma mai realmente praticata».
Alle parole sono seguiti i fatti: Varona ha rassegnato le dimissioni dalle Commissioni 1 e 2 e Zaio ha lasciato la Commissione 1, definendo il gesto «definitivo».
Luca Ballerini, da par suo, incassa e rilancia. Racconta infatti di una lettera, in cui l’opposizione preannunciava questo scontro, «protocollata venerdì e a me attribuita solo lunedì, con toni poco consoni a una comunicazione istituzionale», corredata per giunta da «un ultimatum con scadenza alle 12:30 dello stesso giorno». Dettaglio che, ammette, non lo ha esattamente predisposto alla conciliazione.
Sul nodo delle designazioni, Ballerini ribalta la ricostruzione: in aula, a giugno, la minoranza non avrebbe affatto parlato con una voce sola. «Ha proposto tre candidati per due posti: in assenza di un accordo interno, i consiglieri di maggioranza hanno legittimamente scelto due dei tre nomi indicati per costituire subito la commissione più importante e metterla in condizione di lavorare, viste le scadenze di bilancio di luglio». Non un blitz, insomma, ma, a suo dire, la conseguenza di una minoranza che non aveva sciolto il proprio rebus interno.
Quanto alla minaccia di paralisi, il sindaco la derubrica a innocua: «Le commissioni sono un’opportunità organizzativa del consiglio: se la minoranza non vorrà costituirle, questo non comporterà alcun rallentamento dell’attività amministrativa».
Sul futuro delle commissioni 1 e 2, già istituite, l’amministrazione avvierà quindi la procedura per sostituire i dimissionari: «se ci saranno altri consiglieri disponibili subentreranno, altrimenti la commissione continuerà a lavorare, seppur in forma ristretta». Per tutte le altre, non ancora formate, si vedrà: se l’ostruzionismo, com’è probabile, dovesse continuare, potrebbero anche non vedere proprio la luce. Il tutto con la porta (più o meno) aperta: «L’amministrazione è disponibile a qualsiasi confronto e a collaborare fattivamente, ma non accetterà toni fuori luogo, minacce o ultimatum».
Riassumendo: le opposizioni rivendicano il diritto di scegliersi da sé i propri rappresentanti e accusano la maggioranza di aver deciso al posto loro; la maggioranza replica che, di fronte a una minoranza incapace di mettersi d’accordo, ha semplicemente fatto ripartire la macchina.
Di sicuro c’è che il 30 luglio Palazzo Pellizzari, ventilatori permettendo, tornerà a scaldarsi. Al primo consiglio non ci si è annoiati, ma il secondo, almeno per il momento, promette altrettanto pepe.