Sovraffollamento carceri, il Sappe lancia l’allarme: “Sistema vicino al collasso”
Il carcere di piazza Don Soria, ad Alessandria
Cronaca
10 Agosto 2026
ore
07:29 Logo Newsguard
Il caso

Sovraffollamento carceri, il Sappe lancia l’allarme: “Sistema vicino al collasso”

Il sindacato della Polizia Penitenziaria denuncia una situazione sempre più critica negli istituti piemontesi. «Lo Stato riprenda il controllo delle carceri». Tra le priorità anche il completamento dei lavori negli istituti di Alba e San Michele

ALESSANDRIA – Le carceri del Piemonte sono ormai al limite della sostenibilità e il sistema penitenziario rischia il collasso. A lanciare l’allarme è il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (Sappe). Che chiede al Governo e al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria interventi urgenti per affrontare il sovraffollamento e le crescenti criticità negli istituti della regione.

Tra i dati evidenziati dal sindacato emerge anche quello della Casa Circondariale “Cantiello e Gaeta” di Alessandria. Dove i detenuti stranieri rappresentano il 53% della popolazione carceraria.

Sovraffollamento in crescita nelle carceri piemontesi

Secondo Vicente Santilli, segretario nazionale Sappe per il Piemonte, i numeri certificano il fallimento delle politiche adottate negli ultimi anni. «Le misure introdotte durante l’emergenza Covid hanno ormai esaurito ogni effetto. A fronte di una capienza regolamentare nazionale aumentata di appena lo 0,83%, i detenuti sono passati da 53.904 agli attuali 64.773, con un incremento superiore al 20%».

Il sindacato sottolinea inoltre come il dato regionale sul sovraffollamento, ufficialmente pari al 110%, salga almeno al 117% se si considera la ridotta operatività del carcere di Alba e della Casa di Reclusione di San Michele, interessati da lunghi lavori di ristrutturazione.

Tra gli istituti più in difficoltà figurano:

  • Vercelli: 158% di occupazione.
  • Biella: 151%.
  • Asti: 136%.
  • Torino: 135%, con 1.511 detenuti a fronte di 1.119 posti regolamentari.

Ad Alessandria detenuti stranieri oltre la metà della popolazione carceraria

Per il Sappe il problema non riguarda soltanto i numeri, ma anche il cambiamento della popolazione detenuta. «Aumentano i soggetti ad alta pericolosità, le persone con gravi disturbi psichiatrici, gli episodi di violenza e di insubordinazione», afferma Santilli.

Il sindacato evidenzia inoltre l’incidenza della popolazione straniera, che in Piemonte rappresenta il 41% dei detenuti, con percentuali particolarmente elevate in diversi istituti:

  • Cuneo: 60%.
  • Alessandria: 53%.
  • Biella: 52%.
  • Torino e Vercelli: 47%.

«Lo Stato rischia di perdere il controllo delle carceri»

Il segretario generale Donato Capece, parla di una situazione ormai emergenziale. «Non siamo più davanti a una semplice emergenza: siamo davanti al rischio concreto che lo Stato perda definitivamente il controllo delle carceri».

Secondo il sindacato, gli agenti di Polizia Penitenziaria operano quotidianamente in condizioni difficili, dovendo spesso supplire alle carenze della sanità penitenziaria e degli altri servizi. «Non si può pretendere che i nostri agenti facciano contemporaneamente i poliziotti, gli infermieri, gli psichiatri, gli educatori e gli interpreti».

Il sindacato chiede perciò un piano straordinario di interventi che comprenda:

  • Il rafforzamento degli organici della Polizia Penitenziaria.
  • Il potenziamento della sanità penitenziaria e delle Rems.
  • Maggiori mediatori culturali.
  • Nuove infrastrutture realmente operative.
  • Finanziamenti per la detenzione domiciliare terapeutica.
  • Il completamento dei lavori negli istituti di Alba e San Michele.

Per il Sappe è inoltre necessario rilanciare gli accordi internazionali per il trasferimento dei detenuti stranieri nei Paesi d’origine. «Prima di promettere nuove carceri – conclude Capece – si restituiscano alla piena operatività centinaia di posti detentivi già esistenti ma inutilizzabili da anni. Chi indossa la divisa della Polizia Penitenziaria pretende risposte concrete, non promesse».

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