Alessandria, Silvia si racconta per la giornata mondiale del cane
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Anna Lucattini  - Emma Bigaran   
27 Agosto 2026
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18:00 Logo Newsguard
La storia

Alessandria, Silvia si racconta per la giornata mondiale del cane

L'istruttrice del canile di Alessandria spiega tutti i risvolti dietro ad un'adozione

ALESSANDRIA – In occasione della Giornata mondiale del cane, Silvia, istruttrice cinofila del canile di Alessandria da oltre undici anni, racconta la quotidianità della struttura e l’importanza di un’adozione consapevole.

«La mia esperienza è iniziata per un motivo semplice: amo profondamente i cani». Da allora, il volontariato è diventato anche il suo lavoro: «Le giornate iniziano con l’uscita dei cani più difficili da gestire, mentre vengono preparati i pasti. I cani vengono poi fatti uscire uno alla volta, permettendo ai volontari di pulire i box, cambiare l’acqua e dare il cibo. Terminata la pulizia della struttura, si passa alle passeggiate e alle attività all’esterno, molte delle quali vengono svolte nell’area di sgambamento, presente da qualche anno al canile.»

Silvia racconta che le difficoltà più grandi, in canile, si presentano quando arrivano cani molto spaventati, poiché interagire può risultare impegnativo. «Nonostante ciò – afferma –  avere l’opportunità di comunicare con loro, spiegargli che in canile non c’è nulla di cui avere paura e rassicurarli è una cosa che amo fare».

La storia di Spank

La storia di un cane del canile che l’istruttrice ricorda con maggiore affetto è quella di Spank, un piccolo meticcio nero che inizialmente non permetteva a nessuno di toccarlo e attirava poco l’attenzione dei visitatori. Attraverso tanti esercizi e un lungo percorso per costruire fiducia, tuttavia, Spank è riuscito a essere adottato. La famiglia interessata a lui ha trascorso metà dell’inverno andando ogni giorno in canile, per svolgere con lui le varie attività; la sera stessa del suo arrivo nella nuova casa, sorprendentemente, si è subito lasciato accarezzare.

La storia di Spank dimostra quanto sia importante non fermarsi alle difficoltà iniziali. I cani più fragili hanno bisogno di persone capaci di comprenderli e di rispettare i loro tempi; non esistono, infatti, tempistiche uguali per tutti quando si tratta di abituarsi a una nuova vita.

Secondo Silvia, l’errore più comune di coloro che adottano un cane dal canile è avere aspettative troppo alte. «Il giorno dell’adozione, che per le persone può sembrare il più bello, è invece, potenzialmente, uno dei momenti più difficili per il cane. L’amore è importante, ma deve essere accompagnato da comprensione, pazienza e consapevolezza.»

Fondamentale è anche il lavoro dei volontari, che non si limita alla pulizia dei box e alla gestione quotidiana, ma comprendono il portare i cani a passeggio e l’aiuto nel confrontarsi con situazioni diverse. «Vedere un volontario – racconta Silvia – entrare dalla porta del canile e osservare la reazione di gioia del cane a cui è legato è una delle cose più belle al mondo».

Il cane e l’importanza dell’informazione

Per contrastare l’abbandono ed evitare che i cani finiscano in canile serve però soprattutto informazione. L’adozione di un cucciolo comporta difficoltà concrete, di cui, a volte, le persone non sono consapevoli: sporca in casa, affronta la dentizione ed è necessario gestirlo quotidianamente. «Chi decide di adottare deve sapere che un cane è un essere vivente con bisogni reali e non un peluche che si può riporre nell’armadio il giorno in cui non si ha voglia di gestirlo.»

Aiutare il canile, infine, non significa soltanto adottare. È possibile diventare volontari, oppure sostenere la struttura attraverso le adozioni a distanza, il tesseramento, l’acquisto dei calendari, la partecipazione alle feste, alle cene benefiche e alla mostra annuale ‘Mi fido, esposizione di ritratti fatti da cani’ ideata da Riccardo Guasco. O anche, semplicemente, portando del cibo.

Adottare, in definitiva, significa accettare che non sia sempre tutto “rose e fiori” e scegliere di accompagnare un cane nel superamento del proprio passato, offrendogli la possibilità di costruire un futuro migliore. «Ci siamo coevoluti – conclude Silvia – insieme a loro per millenni, quindi penso che non far entrare un cane nella propria vita sia un grande peccato, perché rappresenta un ottimo modo per imparare qualcosa di totalmente nuovo».

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