Cronaca
Monica Gasparini   
7 Settembre 2026
ore
08:30 Logo Newsguard
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San Michele: gli alpini intonano «Signore delle cime» per Massimiliano e Simona

A un anno dall’incidente aereo di Livorno Ferraris, le Penne Nere hanno accompagnato con le loro voci la messa e il momento al cimitero. Nel coro anche Giuseppe, papà e nonno delle vittime

SAN MICHELE – Quel canto degli Alpini davanti alle tombe di Massimiliano e Simona. Prima le voci. Poi il silenzio. Quello pesante di un cimitero, davanti a due tombe che raccontano una tragedia che nemmeno un anno è riuscito a rendere meno dolorosa.

Massimiliano e Simona Monticone

È stato il “Signore delle cime“, intonato dal coro degli Alpini Valtanaro, a salire – ieri mattina, domenica 6 settembre – tra le tombe per Massimiliano e Simona, morti un anno fa nell’incidente aereo di Livorno Ferraris. Un canto che è preghiera, saluto e abbraccio. E che, per qualche minuto, ha detto quello che le parole da sole non sarebbero riuscite a dire.

Tra le Penne Nere c’era anche Giuseppe, papà e nonno

Tra le Penne Nere c’era anche Giuseppe, papà e nonno delle vittime. Anche lui dentro quel coro, dentro quelle voci levate per Massimiliano e Simona. Un’immagine che ha racchiuso forse più di ogni altra il dolore di questo anniversario: un padre e un nonno che affida al canto il ricordo di chi non c’è più.

«Dio del cielo, Signore delle cime…». Parole conosciute da generazioni di Alpini, nate per accompagnare il ricordo di chi è andato avanti. Questa volta avevano due nomi e due volti.

Il canto ha accompagnato anche la messa celebrata a San Michele da don Ivo a un anno dalla tragedia. Ancora gli Alpini, ancora le loro voci a riempire gli spazi lasciati dal silenzio. Canti che hanno scandito la celebrazione e accompagnato familiari, amici e quanti hanno voluto stringersi ancora una volta attorno alla famiglia.

Perché ci sono anniversari nei quali contare i giorni trascorsi serve a poco. Un anno può essere lunghissimo e, nello stesso tempo, non essere abbastanza per allontanare il ricordo di quel giorno, di quella notizia, di due vite spezzate all’improvviso.

E allora resta il canto.

Resta una voce che si unisce a un’altra, e poi a un’altra ancora. Resta una preghiera che diventa collettiva. Restano le Penne Nere e, in mezzo a loro, Giuseppe.

Davanti alle tombe di Massimiliano e Simona, il “Signore delle cime” non è stato soltanto un canto degli Alpini. È diventato il canto di una famiglia, di una comunità, di tutti quelli che non hanno dimenticato.

Un canto rivolto verso l’alto, per continuare a chiamare per nome chi non può più rispondere.

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